Il braccio di ferro sulla riforma fiscale e del catasto non indebolisce il governo. Se l’è cavata per un voto l’altro giorno in Commissione Finanze. Ma dietro quel voto c’è la granitica volontà del Parlamento di portare la legislatura fino in fondo. Per motivi nobili – non si può portare al voto un paese che s’è impegnato in Europa di fare le riforme in cambio di oltre 200 miliardi di prestiti e alle prese con la minaccia russa – e altri meno nobili: tranne Fratelli d’Italia, nessuno dei 930 parlamentari vuole concludere prima del tempo la legislatura e lasciare il Parlamento che la maggior parte di loro non vedrà più.

Palazzo Chigi ha incassato il voto di scarto, e il via libera al ddl fiscale articolo 6, cioè catasto compreso, con la freddezza di chi sa di avere dalla sua tutte le ragioni, di poter addossare sui partiti l’eventuale fallimento e bolla come “populismo” le accuse che la fotografia del patrimonio immobiliare esistente – di questo e solo di questo si parla nell’articolo 6 della delega fiscale – possa diventare “una patrimoniale”. E di chi sa di aver ingaggiato un braccio di ferro con tanto di minaccia di crisi perché da qui alla fine dell’anno sono talmente tanti gli obiettivi da raggiungere nell’ambito del Pnrr (un centinaio) che se ogni volta si perdono mesi in discussioni di bandiera e si cerca di mediare fino a svuotare le riforme, diventa inutile farle. Poi, probabilmente, come spiegava ieri il presidente della Commissione Finanze Luigi Marattin (Iv), “ad un erto punto in questa discussione il metodo è un po’ scappato di mano”, da una parte e dall’altra, anche da palazzo Chigi che mercoledì ha detto che il tempo della melina era chiuso.

Ma dire, come ha fatto il centrodestra fin dal primo giorno di questa storia – era il 29 ottobre 2021 – che approvare la riforma vuol dire aumentare tassare sulla casa “è un’argomentazione falsa. All’articolo 6, comma 2 c’è scritto chiaramente che la mappatura del catasto non ha finalità fiscali. Così come è pura propaganda quella di Fratelli d’Italia che ha avuto buon gioco a bombardare gli alleati di centrodestra e a condurli nel coro di chi grida alla “nuova patrimoniale”. Gli account social di Giorgia Meloni stanno andando a nozze nell’accusare il governo di “voler mettere una patrimoniale in uno dei giorni più drammatici della storia recente e con due stati di emergenza”. La verità è che la riforma del catasto è una forma di “equità e giustizia”. A parte che “tutto il mondo rivede periodicamente i valori catastali” e noi non lo facciamo dagli anni sessanta, si tratta, spiega l’economista Carlo Cottarelli, di una “redistribuzione” del gettito a costo zero in nome di una maggiore equità.

Chiusa la questione di merito, il voto di scarto giovedì sera in Commissione finanze ha messo in evidenza un altro fenomeno: la progressiva e costante spaccatura nella maggioranza ma all’interno degli stessi partiti. La Lega è stata coerente: non votò la norma in consiglio dei ministri il 29 ottobre scorso e adesso la voleva stralciare dal testo. Forza Italia invece ha cambiato idea: lo votò in Cdm, non l’ha votata in Commissione. Coraggio Italia si è spaccata. I 5 stelle hanno tenuto ma Giuseppe Conte ha dichiarato: “Guai a nuove tasse”. Dentro Forza Italia, Renato Brunetta e i ministri hanno criticato il loro stesso partito. “Incomprensibile il voto odierno di Forza Italia. Confermo la linea condivisa a ottobre: la casa non si tocca, né ora né mai”. Dentro la Lega il ministro Garavaglia ha cercato di mediare fino alla fine. Non è un mistero che la Lega dei governatori – Fedriga e Zaia – e di Giorgetti sia filogovernativa.

Anche Coraggio Italia si è divisa: il voto che ha fatto la differenza lo ha garantito il deputato Colucci. E Osvaldo Napoli ha firmato una nota che dice tutto: “La riforma della giustizia, la concorrenza, il catasto, la riforma fiscale son solo alcune delle riforme più impegnative che il Parlamento è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi. È un percorso obbligato rispetto al quale non sono ammessi cedimenti o deviazioni o sotterfugi. Se qualcuno nella maggioranza pensa di costruirsi un trampolino elettorale spargendo di ostacoli il lavoro del governo deve sapere che scherza con il fuoco. Come quei parlamentari che hanno tentato di mandare sotto il governo sulla riforma del catasto. Un segnale brutto, per il Paese prima ancora che per il governo”. Non è escluso poi che Coraggio Italia stia anche alzando la posta in cerca di un posto di governo. Argomento che c’entra molto poco con il nuovo catasto.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.