Il centrodestra ha tentato l’azzardo in maggioranza e ha perso. Per un voto ma ha perso. La maggioranza si schianta di fronte ad una norma, la revisione del catasto, che è l’alibi per una delle principali forme di evasione fiscale. Il governo, come promesso, è andato avanti sulla delega fiscale che comprende l’odiato, dal centrodestra, articolo 6 che riforma il catasto. Palazzo Chigi aspetta da ottobre, ha rinviato finché ha potuto e ha trattato finché c’è stato il margine per farlo. Ma non poteva tollerare in alcun modo lo stralcio del catasto come hanno preteso Lega, Fdi, Forza Italia, Coraggio Italia, Noi con l’Italia e Alternativa, gli ex 5 Stelle.

Così ieri sera poco dopo le 18, mentre dall’Ucraina arrivavano le immagini drammatiche di un popolo in fuga senza saper dove andare tra macerie e distruzione, il presidente Marattin (Iv) ha deciso che il tempo delle mediazioni era finito. Ha messo ai voti l’articolo 6 – da cui è iniziato l’esame del disegno di legge sulla delega fiscale – e ha tirato un sospiro di sollievo: 23 a favore, 22 contrari, astenuto – secondo prassi – il presidente Marattin. Il ddl è salvo – per ora almeno – e anche quella fetta di Pnrr e soldi legata a questa riforma chiave, uno dei 51 obiettivi da raggiungere entro giugno. Non altrettanto si può dire della maggioranza. “In un giorno drammatico come questo – ha scritto su twitter Enrico Letta – il centrodestra ha appena cercato di far cadere il governo sul riordino del catasto. Non c’è riuscito per un soffio. Sembra una fake news, è la verità #senzaparole”. Dall’altra parte Salvini – che alterna visite nelle ambasciate russa e ucraina, prega per la pace e annuncia che andrà in Ucraina a salvare donne e bambini – ha immediatamente risposto: “La sinistra impone al governo di tassare le case. E lo fa mentre i costi dell’energia sono alle stelle, l’inflazione è ai massimi, il Covid che fa paura e la guerra alle porte”.

Gli appassionati si possono appassionare sui numeri. A favore dello stralcio dell’articolo 6 del provvedimento proposto da Fdi, Fi, Lega, Ci e Nci, in commissione Finanze alla Camera hanno votato 9 leghisti, 6 di Forza Italia, 3 di Fratelli d’Italia, 2 di Coraggio Italia e 2 di Alternativa. Contro lo stralcio sono arrivati 23 voti: 12 M5s, 6 Pd, un voto di Leu, uno di Italia viva (Marattin si è astenuto), uno di Azione, uno del Misto e uno di Noi con l’Italia, il deputato Colucci subito additato da Borghi (Lega) come il traditore. Il dato politico è la spaccatura netta e ideologica su un provvedimento di trasparenza. La riforma del catasto è un obbligo perché il territorio nazionale è pieno di baracche diventate ville vista mare o vista collina, stalle diventate chalet di montagna e di abusi mai sanati nelle città che spesso mettono anche a rischio la statica dei palazzi. Non è un caso che la riforma del catasto sia uno dei milestone del Pnrr, come la riforma della giustizia e della pubblica amministrazione.

Ciò detto, Draghi a fine ottobre, nel Cdm che approvò la delega fiscale, decise di venire incontro al centrodestra: solo mappatura dell’esistente, nessuna conseguenza fiscale fino a gennaio 2026. Chi sarà al governo in quella data deciderà come procedere. La Lega non votò la mediazione in Consiglio dei ministri (Forza Italia sì) e ha bloccato nei fatti fino a mercoledì il voto in Commissione quando la sottosegretaria Cecilia Guerra (Leu) ha detto stop alla melina: “Se l’articolo 6 non viene approvato si ritiene conclusa l’esperienza di governo”.

Trentasei ore di mediazione non hanno convinto il centrodestra. Anche perché c’era poco da mediare: il 2026 non è oggi e oggi nessuno può dire che ci sarà un aumento della tasse. Marattin ha passato tutto il giorno a palazzo Chigi. Forza Italia si è fatta carico di mediare con la Lega. Berlusconi si è sentito con Draghi: nessuna patrimoniale, nessuna nuova tassa. Almeno nei prossimi quattro anni. E a meno che non si vogliano tutelare gli abusi. Meloni può cantare vittoria e istigare il centrodestra contro Draghi. Anche Conte dice che non ci saranno nuove tasse. Ma Berlusconi accusa “la sinistra di essere il partito delle tasse”. I partiti sono in piena campagna elettorale.

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.