Il moderno potenziamento dell’esclusivo interesse individuale, è ora di riconoscerlo apertamente, ci è sfuggito di mano. Nato come sacrosanta affermazione del valore inviolabile della persona e dell’integrità dei suoi diritti, ha finito per aggredire ed erodere la qualità dei rapporti che rendono buona la vita comune, arricchendo l’umanità dei singoli e scongiurando l’abbandono dei più deboli. Questa erosione ha finito per rendere liquidi ed evanescenti i doveri corrispondenti alla responsabilità delle relazioni che edificano la comunità. La qualità della convivenza è un bene indivisibile: per essere goduto da tutti deve essere responsabilmente condiviso.

Negli ultimi 12-24 mesi, in Italia, in Europa, in Occidente, siamo stati incalzati dal tema politico della necessità di «immunizzare» il nostro benessere: non solo da ogni minaccia e aggressione, come è giusto, ma anche da ogni possibile forma di solidarietà e di condivisione. L’ossessione immunitaria assume connotati quasi deliranti, giustamente stigmatizzati come derive anti-umanistiche di una civiltà che arriva a ripudiare i fondamenti stessi della sua cultura civile. Come è delirante, ad esempio, porre l’età come unico e decisivo criterio di cura, di salvezza o di condanna che, ovviamente, relega gli anziani ad essere di troppo.

La diffusione del virus è una grande lezione: l’umanità «difende» aprendosi alla vulnerabilità dell’altro, ci «difendiamo» proteggendo l’altro in pericolo di vita. Papa Francesco lo ha detto proprio alla Pontificia Accademia per la Vita, nella Lettera Humana Communitas dell’11 febbraio 2019 – 25esimo dalla fondazione – consegnandoci un mandato preciso. «Dobbiamo riconoscere che la fraternità rimane la promessa mancata della modernità. Il respiro universale della fraternità che cresce nel reciproco affidamento – all’interno della cittadinanza moderna, come fra i popoli e le nazioni – appare molto indebolito. La forza della fraternità, che l’adorazione di Dio in spirito e verità genera fra gli umani, è la nuova frontiera del cristianesimo».

Riaprire la frontiera della fraternità dimenticata, per farla diventare uno stile di civiltà per l’epoca mutata, sarà un punto d’onore, per noi. Senza presunzione alcuna, ma con la più ferma determinazione, offriremo la nostra testimonianza come appello per una nuova alleanza di civiltà dei popoli. Un appello rivolto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà i quali amano la vita che abitiamo insieme: e pensano, nel profondo del loro cuore, di essere destinati all’orgoglio e alla gioia di non abitarla invano.