Esteri
La nuova economia della deterrenza
La pausa scelta da Washington nei raid contro l’Iran va letta come un esercizio di flessibilità strategica: calibrare la forza, lasciare spazio alla diplomazia e mantenere credibile la possibilità di una nuova escalation. Alcune ricostruzioni giornalistiche l’hanno collegata anche alla gestione delle disponibilità di intercettori Patriot e THAAD; l’amministrazione Trump non ha confermato questa interpretazione e ha respinto l’ipotesi di carenze critiche. Il dibattito solleva però una questione più ampia: quanto costa difendersi e per quanto tempo è possibile farlo senza compromettere la prontezza sugli altri teatri?
La guerra contemporanea ha riportato al centro il costo per effetto. Un drone o un missile relativamente economico può obbligare l’avversario a impiegare un intercettore da milioni di dollari. Il problema non è l’efficacia dei sistemi occidentali, spesso superiore, ma la sostenibilità del rapporto tra minaccia e risposta. Usare sempre l’arma più sofisticata significa rischiare di vincere ogni intercettazione e perdere, nel lungo periodo, la competizione economica. È su questo terreno che l’Iran e i suoi proxy hanno costruito la propria dottrina asimmetrica: saturare le difese e costringere l’avversario a proteggere basi, infrastrutture energetiche e rotte marittime con strumenti molto più costosi di quelli utilizzati nell’attacco. La risposta non può essere soltanto “più missili”, ma una difesa stratificata: intercettori di alta gamma contro le minacce più complesse; sistemi meno costosi, guerra elettronica, cannoni, laser e intelligenza artificiale contro droni e vettori più semplici.
La direzione industriale è già visibile. Al Farnborough Airshow, Lockheed Martin ha presentato il PAC-3 ACE, concepito per costare meno della metà del PAC-3 MSE, mentre MBDA ha mostrato un nuovo intercettore “counter-mass” rivolto anche al contrasto di droni e missili da crociera. Non è un ridimensionamento dell’eccellenza tecnologica occidentale, ma il suo adattamento alla guerra di massa: conservare i sistemi più avanzati per le minacce che davvero li richiedono. Anche l’Europa deve passare dalla logica dell’acquisto a quella della sostenibilità operativa. SAFE mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro per investimenti e acquisizioni comuni. Il nuovo EIC STEP Scale Up Defence introduce inoltre investimenti diretti fino a 30 milioni di euro per accelerare la crescita di imprese impegnate, tra gli altri settori, nella difesa aerea e missilistica, nei droni e nei sistemi counter-drone.
La priorità non è soltanto produrre di più, ma combinare meglio capacità, costi e volumi. L’Italia può contribuire concretamente: Leonardo nei radar, nei sensori e nel comando e controllo; MBDA Italia nella difesa missilistica; ELT Group nella guerra elettronica; Fincantieri nell’integrazione navale e multidominio. Il valore nazionale non risiede in un catalogo di piattaforme, ma nella capacità di concorrere a un’architettura europea capace di vedere prima, decidere più rapidamente e neutralizzare ciascuna minaccia con lo strumento operativamente ed economicamente più razionale. La nuova misura della deterrenza non è soltanto quanti attacchi si riescono a fermare, ma a quale costo e per quanto tempo. La superiorità occidentale resterà credibile se saprà combinare eccellenza, massa e sostenibilità, rafforzando la complementarità industriale tra Stati Uniti ed Europa. Difendersi senza consumarsi è ormai una condizione della libertà strategica.
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