Hai voglia ad attaccarlo. Agli opinionisti in divisa militare, alla stampa mainstream che ogni giorno, dai salotti televisivi o dalle prime pagine della quasi totalità dei giornali, stila liste di proscrizione, Luciano Canfora non porge l’altra guancia. Ma ribatte punto su punto, con quel pizzico di tagliente ironia che arricchisce le sue riflessioni storico-politiche.

In una recente intervista, che ha fatto molto discutere, ha detto: «Ci sono due potenze in lotta, la Nato e la Russia, rispetto alle quali mi sento completamente estraneo, essendo da sempre schierato a sinistra. È sciocco dire che sono putiniano». E sull’uso del termine “dittatore” per definire Putin Canfora dice: «Per ora è il presidente della Federazione russa», chiamarlo dittatore implica invece un “giudizio etico”. E seguendo questa riflessione lo storico parla anche di Garibaldi. «Anche Garibaldi prese la dittatura a Napoli quando portò il Meridione all’unità d’Italia». Argomenti scottanti su cui ritorna con Il Riformista.

«Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto di non poter fare il tipo di cose che ha fatto con l’invasione dell’Ucraina», proclama il segretario Usa alla Difesa, Lloyd Martin. Seguito a ruota dal primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, che sentenzia: è lecito colpire il suolo russo con le nostre armi. Come la mettiamo, professor Canfora?
La mettiamo come da tempo si sforza di fare una persona seria e competente com’è il direttore di Limes, Lucio Caracciolo. Io concordo pienamente con lui: quella in corso è una guerra tra la Nato e la Russia. La Nato, poi… Si scrive così ma si legge Stati Uniti d’America. Cambiano i presidenti ma l’idea che non esistano alleati ma solo vassalli resta imperitura. E noi ne siamo un esempio imperituro. Una guerra che come spiega bene il direttore di Limes, non nasce il 24 febbraio, ma ha le sue radici in tempi addietro, almeno dalla mancata attuazione degli accordi Minsk 2. Stiamo parlando del settembre 2014. E la mancata realizzazione di quegli accordi non può essere imputata solo ai russi. Dire questo è una falsità storica. Caracciolo lo argomenta come fa un bravo geopolitico. E perché osa far questo ecco che viene additato come un sodale di Putin. Siamo de facto in una guerra che ci coinvolge come Europa e come Italia. Una guerra che era per procura ma che sempre più rischia di essere un confronto-scontro diretto, il cui campo di battaglia faccio fatica a pensare che possa limitarsi all’Ucraina. E i fatti degli ultimi giorni, oltre ad improvvide dichiarazioni che si ripetono ormai quotidianamente, inducono a immaginare uno scenario allargato. C’è poi un altro punto dirimente: qual è il vero obiettivo, il fine ultimo di questa guerra Nato-Russia. Non è solo Lucio Caracciolo a porre questo problema, vedo che anche l’ambasciatore Romano, che di diplomazia ne sa qualcosa, ha espresso la preoccupazione che il vero obiettivo della guerra sia la caduta del regime russo. È lecito discuterne senza essere tacciati delle peggiori nefandezze? Naturalmente i nostri facitori di giornale queste cose non le sanno, o fanno finta di non saperlo, e quindi parlano legibus solutus, senza freni. Questa è la miseria di una certa informazione, si fa per dire, italiota di cui abbiamo abbondantemente parlato in nostre precedenti conversazioni.

Lei parla di una guerra tra la Nato e la Russia. E l’Europa in tutto questo?
L’Europa semplicemente non esiste. E un ectoplasma politico, priva com’è di una politica estera comune, per non parlare di quella energetica o di difesa. Ma anche questo è un discorso ormai trito e ritrito. Doverlo ripetere è davvero stucchevole, triste, segno di tempi grami.

Professor Canfora, non c’è da avere un po’ di paura di un pensiero unico interventista che riempie i palinsesti televisivi e le pagine di una stampa mainstream?
Il problema non è il pensiero unico di cui lei parla. Il problema vero è il “Partito unico italiano”. Un partito che ha una parvenza di articolazioni interne, ma sono un elemento di contorno, di facciata, rispetto al fatto che da tempo ormai non esiste più una dialettica destra/sinistra, soprattutto perché non esiste più una sinistra. Di certo non può definirsi tale il Pd. La conferma, se ce ne fosse stato bisogno, è il coro ad una sola voce sulla guerra. A tenere accesa una fiammella di criticità c’è rimasto il sindacato, o per meglio dire la Cgil, l’associazionismo cattolico e l’Anpi, che proprio per questo viene fatta oggetto di assalti verbali a dir poco vergognosi.

Perché, professor Canfora?
Ma perché rifarsi oggi ai valori dell’antifascismo viene visto come un’eresia, i soliti nostalgici del tempo che fu… Si dice: è acqua passata, è archeologia ideologica. Guai dunque a parlare di attualità dell’antifascismo o osare fare una qualche distinzione, che c’è tutta, tra la resistenza partigiana e quella ucraina. Questa è una colpa imperdonabile.

Vorrei che ci soffermassimo ancora sull’Anpi, bersagliata da più parti…
L’Anpi è uno strano soggetto. Perché è chiaro che è un quasi partito politico, per la ragione anagrafica che i partigiani non ci sono più. Quello è un nobile riferimento ma che non basta a tenere in piedi una formazione. È come se fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, ci fosse il Partito del Risorgimento italiano, che continuava a campare di rendita sul fatto che si era lottato per avere l’unità d’Italia. In un certo senso, l’Anpi come tale è costretta ad avere una cornice ideale nobilissima, come sarebbe il richiamarsi al Risorgimento del secolo XIX, che però non basta a fare un partito politico, se non mettendo le carte sul tavolo…

Vale a dire?
Dicendo che la Resistenza noi la invochiamo come nostro orizzonte perché fu la matrice della Costituzione italiana. E siccome la Costituzione italiana è sempre più sotto attacco, da quando Berlusconi disse che era di tipo sovietico, un partito che non è un partito, un’associazione che però funziona di fatto come partito, con le tessere, i congressi etc.., che si richiama alla Resistenza, di fatto vuol essere il baluardo che difende i valori, i principi, le pratiche descritte nella Costituzione. È un semi partito. E questo mette l’Anpi in una posizione difficile, ovviamente, perché uno alla fine deve diventare un vero partito politico. Il surrogato di ciò che il Pd non è più.

Perché cos’è oggi il Pd, professor Canfora?
È il fratello siamese di Forza Italia. O di Italia Viva, o di Azione di Calenda.Viva, Forza, Azione…Sono della stessa pasta, la stessa cosa. Un unico partito che non ha alcun interesse a richiamarsi alla sinistra. Fatti loro, non è che li manderemo all’Inferno di Dante Alighieri, per carità. Però, siccome i partiti sono diventati un unico partito, articolato al proprio interno, fuori del Parlamento ci sono delle forze, nobili, che dicono ohibò, ogni tanto. Che vogliono un capire, distinguere, mi riferisco, per l’appunto, a sindacati, movimento cattolico, Anpi che per il fatto stesso di avere questo atteggiamento critico, di voler capire e di non mettersi l’elmetto, sono sotto attacco. Questo è il quadro, dopodiché ognuno prende le scelte che prende.

Si dice che la pace si fa col nemico. Ma se poi Biden definisce il capo dei nemici, Putin, un “macellaio” per giunta genocida… Lei come la pensa in proposito?
Io mi permetto di mettere accanto al giudizio di Biden, quello espresso qualche anno fa dal presidente Berlusconi che definì Putin “un liberale attaccato a torto come me”. Quanto a me, la mia lontananza dalla Russia iper capitalista è totale.

Lei in precedenza ha affermato che siamo de facto in una guerra che ci coinvolge, anche come Italia…
Non è la prima volta. Perché quando fu attaccato l’Iraq non è che ci fu una formale dichiarazione di guerra, con gli ambasciatori e il resto. Arrivò un attacco frontale con bombe da tutte le parti e ci trovammo in guerra. Però era lontana. Questa è più vicina, ma la sostanza non cambia.

Ma questo non confligge con il tante volte citato, invocato, bistrattato articolo XI della Costituzione?
Io non lo cito mai. Anche perché si viene presto redarguiti con un argomento, cioè che la Storia è movimento perenne, la situazione politica, militare, diplomatica è completamente cambiata, è inutile invocare la situazione di 70-80 anni fa. Vedo che spesso s’invoca l’articolo XI, ma a mio modesto avviso è un argomento debole. La cosa vera, semmai, se vogliamo considerare il caso italiano, è che i partiti che siedono in Parlamento, insisto su questo punto, costituiscono ormai un unico partito politico. Articolato, ma pur sempre unico.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.