Il Pd ha appoggiato e votato l’operazione salva-ergastolo. In cosa consiste questa operazione? Nel modificare, cioè stravolgere, la legge che avrebbe dovuto abolire l’ergastolo ostativo. E nel trasformarla in una legge salva-ergastolo. La legge era stata richiesta dall’Europa e della Corte Costituzionale, che avevano spiegato al Parlamento che l’ergastolo è incompatibile con il diritto internazionale e con la nostra Costituzione. Dal momento che la nostra Costituzione prevede che la funzione delle pene sia rieducativa, voi capite bene che se rieduchi una persona ma poi la lasci in cella finché non è morta, l’utilità della rieducazione è nulla. Il Pd non ha avuto problemi a concedere il suo voto e la sua dignità di partito di sinistra a questa operazione reazionaria.

Il Pd continua ad essere un partito subalterno ai 5 Stelle. Sebbene abbia una cultura politica enormemente superiore. Dirigenti di qualità e con biografie pesanti. Militanti pieni di storia e di sapienza. Eredità significativa. Nonostante tutto ciò finisce per razzolare agli ordini di un’avvocato d’affari che con la politica c’entra zero. E di Toninelli. Spazzacorrotti. Cos’è? Una legge che è stata chiamata così ma che si dovrebbe chiamare “spazzadiritti”. Equipara la piccola corruzione alla strage. Sospende, anzi abroga, un gran numero di diritti costituzionali. Aumenta pene, possibilità di arresto, cancella i benefici carcerari per i politici e altre amenità simili, più o meno come una legge speciale di uno stato di polizia.

È stata imposta al nostro paese, anche questa volta violentando in tutte le forme possibili lo stato di diritto, dal governo iper-populista di Lega e grillini. Il Pd, in quella occasione, mantenne la sua dignità e la sua idea di Stato, e votò contro. Anche se, forse, a ripensarci oggi, senza eccessiva furia. Nei giorni scorsi un piccolo gruppo di deputati liberali e garantisti, guidati dal radicale Riccardo Magi, ha cercato di modificare quella legge, per renderla più vicina ai principi di uno stato democratico. I 5 Stelle sono insorti e il Pd è accorso in loro soccorso. L’assalto del drappellino liberale è stato respinto. Il Pd ha votato per salvare una legge contro la quale si era battuto pochi anni fa. Pur di confermare il suo amore per l’avvocato Conte.

Il Fatto quotidiano, dopo essersi rallegrato per il salvataggio della Spazzacorrotti (voluta dal ministro della Giustizia Bonafede), ieri ha titolato: “Salvato l’ergastolo”. Proprio così. Non esagero se dico che più o meno questo titolo potrebbe essere equiparato a un titolo di questo genere: “salvata la forca”. Nessuno oserebbe fare il titolo “salvata la forca”, no? Boh, forse son troppo ottimista. L’unico campo nel quale il Pd si è preso qualche libertà (da Conte) è quello della politica estera. Lì si è schierato con l’elmetto ben calato in testa, al fianco di Draghi. E del Corriere della Sera-Repubblica-Stampa. Non è ammesso neppure un fiato di dissenso in questo fortino
Ora io, vecchio militante comunista, vecchio giornalista dell’Unità, ripenso agli anni del Pci.

E di quando, per un terzo di secolo, ho lavorato nel giornale del partito. E provo a comparare quel partito al Pd e al fortino Draghi-Pd-Cairo. All’Unità c’era una discreta libertà di dissenso. C’era pluralismo. Anche negli anni Settanta. Ricordo di avere svolto il ruolo di capo del servizio interni nell’agosto del 1980 e di avere pubblicato una serie di articoli a favore della scarcerazione di Oreste Scalzone. Che era uno dei leader dell’autonomia accusato di terrorismo. Era fuori-linea quella campagna. Il Pci era in guerra con l’autonomia. Ma era tollerata dalla direzione. Alfredo Reichlin, che era il direttore, non mosse neanche un sopracciglio.

Ma poi, soprattutto, ricordo le posizioni del Pci, ad esempio, sull’ergastolo. Visto che oggi proprio dell’ergastolo parliamo. Nel 1981 i radicali proposero un certo numero di referendum tra i quali uno, molto importante, che proponeva l’abrogazione della legge sull’aborto realizzata dal Pci ( i radicali la volevano più liberale, cioè volevano semplicemente l’abolizione del reato di aborto), e un altro referendum che proponeva l’abolizione dell’ergastolo. Il Pci, naturalmente, era contrario all’abrogazione della sua legge sull’aborto, e fu tentato, per non fare confusione, di lanciare lo slogan “votate No a tutti i referendum”. Ma una parte del partito si ribellò e chiese che si votasse sì all’abolizione dell’ergastolo. Abolizione e basta. Senza se. Senza eccezioni. Quella parte liberal del Pci vinse e fu addirittura Giancarlo Pajetta, il dirigente più anziano e più legato alle vecchie tradizioni staliniste, che prese la parola e scrisse, testualmente sulla prima pagina dell’Unità: «…Sarebbe stato semplice, ma secondo noi sbagliato, dire a tutti i referendum No, solo perché le proposte venivano da parti che ci avversano. Per spirito di umanità chiediamo invece che si dica di sì per l’abrogazione dell’ergastolo, pena inumana che già avrebbe dovuto da tempo essere stata cancellata dal codice».

Ora pensate un attimo al periodo nel quale furono scritte queste righe. Siamo nel 1981. Il Pci è ancora un partito molto vicino alle sue vecchie tradizioni bolsceviche. Non è ancora avvenuto neppure lo strappo di Berlinguer che giungerà dopo qualche mese (“è esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre”). Per di più siamo in piena emergenza terroristica e mafiosa. Le formazioni della lotta armata di sinistra e di destra sono attivissime. Uccidono tutte le settimane. Anche la mafia è scatenata. Elimina magistrati e anche leader politici, come Piersanti Mattarella. Il clima è quello della lotta disperata per la difesa dell’ordine pubblico. Ci sono continue rivolte nelle carceri. L’emergenza sicurezza in quegli anni era vera.

C’erano circa 2mila omicidi all’anno (oggi poco più di 200), e la sinistra aveva scelto di porsi a baluardo della lotta alla criminalità comune e politica. Aveva stretto un patto con la magistratura (che è ancora vivo). Nonostante tutto questo votò contro la legge Reale (1975) votò per l’abrogazione dell’ergastolo, votò contro il mandato di cattura per Toni Negri. Possibile che il Pd, che è nato per rappresentare la sinistra liberale, sia diventato, inseguendo i 5 stelle, molto più autoritario e manettaro del Pci? E soprattutto: questa svolta reazionaria della sinistra italiana, è irreversibile?

 

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.