Dalla Chiesa in America Latina arriva un grido di allarme: la pandemia da Coronavirus si aggiunge alle pandemie in atto da sempre della mancanza di cibo, acqua potabile, servizi sanitari efficienti e diffusi e il disastro sociale è già in atto. Se ne è parlato in una riunione tra la Pontificia Accademia per la Vita, il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale e i vertici del Celam (gli episcopati latinoamericani) e i delegati presenti da Messico, Colombia, Argentina, Honduras, integrati da esperti della Fondazione Millennium che si occupa di democrazia e governabilità. In apertura dei lavori, in collegamento virtuale, mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha sottolineato che servono sì riforme del sistema sanitario ma soprattutto è necessaria un vero e radiale cambiamento di vita per una società davvero fraterna ed umana. Tema raccolto dai diversi interventi.

Il sociologo Gianni Tognoni, della Fondazione Millennium, ha denunciato le risposte frammentarie di fronte alla crisi. «Gli scienziati sanno molte cose ma non come metterle a servizio di una visione comune, producendo informazioni che permettano di capire cosa sta accadendo davvero. E senza dimenticare le pandemie permanenti e strutturali: fame, mancanza di acqua e servizi, conflitti». Mons. Hector Fabio Henao (Caritas Colombia) ha sottolineato la gravità della crisi ambientale in atto nel Continente e l’impatto sulla salute; mons. Carlos Garfias (Messico) ha insistito sulla dimensione «politica» della solidarietà di fronte a politici che non rispondono. Generare speranza e risposte concrete sono le indicazioni di mons. Alfonso Miranda (Messico) che ha evidenziato il «disastro sociale» che si prepara a causa della mancanza di lavoro e il venir meno dei mezzi di sussistenza per migliaia di famiglie. Dalla Colombia mons. Elkin Alvarez, segretario della Conferenza episcopale, ha sottolineato la grave «disarticolazione delle istituzioni» e la mancanza di risposte di fronte ai bisogni delle popolazioni. In questo contesto è la Chiesa che deve impegnarsi per l’unità sociale e stimolare i politici.

Francesco Vincenti, della Fondazione Millennium, ha ribadito che è necessario un «cambio sistemico: di fronte alla paralisi delle attività lavorative e sociali, ai morti, al panico diffuso, va proposto un modo di vivere solidale. Serve un cambio sistemico a partire dal modo di contrastare il virus: dobbiamo pensare a come rinforzare l’organismo. E vale tanto per le singole persone quanto per la società intera, altrimenti il contrasto al virus non porterà a migliorare i sistemi sanitari». Alla Pontificia Accademia per la Vita è stato chiesto di accompagnare la riflessione della Chiesa in America Latina, per fare in modo che la Chiesa stessa sia capace di generare speranza e solidarietà. «Servono riforme del sistema della salute» ha detto mons. Paglia in conclusione «ma soprattutto un deciso cambiamento verso una civiltà dell’amore, della solidarietà, della fraternità».

Mons. Héctor Fabio Henao, ha aggiunto che «è molto importante la tematica che stiamo affrontando» ma soprattutto la possibilità di «ascoltarci». «Trovo molto utile questa iniziativa e un primo esercizio di incontro e riflessione sull’argomento e ascolto di persone provenienti sia dalla Santa Sede sia dalle diverse organizzazioni coinvolte». Dal Messico, mons. Domingo Diaz ha ribadito che la Chiesa ha delle straordinarie risorse da mettere in campo: valorizzare i valori della solidarietà che sono tipici del mondo latinoamericano e del mondo indigeno. La Chiesa ha poi una struttura capillare di parrocchie che possono diventare vere e proprie «reti» per ricostruire un tessuto sociale devastato. «Non c’è dubbio che deve essere ripensato l’intero orizzonte della sanità sia a livello regionale che internazionale, ha osservato ancora mons. Paglia.

«La posta in gioco è complessa e riguarda diversi ambiti, dalla integrità della ricerca scientifica alla sua libertà rispetto alle questioni relative al profitto economico. In tale contesto si richiede un ripensamento delle istituzioni internazionali relative alla salute di tutte le persone che abitano nella casa comune, che è il pianeta e formano – formiamo – una unica famiglia umana». «Il mondo dopo il Coronavirus – ha concluso – non sarà lo stesso. Potrà essere migliore o peggiore, ma comunque spetta a noi darci da fare; questo ascolto tra Santa Sede e Chiesa in America Latina è già un passo nella direzione di una efficace corresponsabilità».