«Sono vent’anni che la magistratura di sorveglianza partenopea usa sempre gli stessi toni e non prende posizione sulla carenza di mezzi e risorse: così quel problema si trasforma in un alibi»: è durissima la risposta della Camera penale di Napoli al dossier con cui la presidente del Tribunale di Sorveglianza, Angelica Di Giovanni, ha chiesto al Csm di aprire una pratica a tutela delle toghe del proprio ufficio. La storia è nota: pochi giorni fa i penalisti partenopei, capitanati da Marco Campora, hanno diffuso un documento per denunciare le disfunzioni che da tempo caratterizzano il Tribunale di Sorveglianza. In risposta, la presidente Di Giovanni, col supporto dell’Anm locale, ha invocato l’intervento dell’organo di autogoverno della magistratura “contro” gli avvocati.

«Esprimiamo sincero stupore per la reazione al nostro documento – spiegano i vertici della Camera penale – Il senso di quel testo era ed è chiaro: le condizioni in cui versa il Tribunale di Sorveglianza sono gravissime e producono la sistematica violazione dei principi costituzionali e dei diritti dei detenuti». Ecco perché gli avvocati avevano invitato i magistrati di sorveglianza ad assumere «posizioni forti ed in un certo qual modo provocatorie». Ciò che ne è scaturito, invece, è uno scontro frontale tra giudici e avvocati che a Napoli non si vedeva da tempo.

«Credevamo che i magistrati fossero portatori di idee e di una sensibilità simile alla nostra, pronti a partecipare con noi a una battaglia per il ripristino delle condizioni minime di legalità e giustizia – si legge nell’ultimo documento firmato da Campora e colleghi – La risposta fornitaci è stata invece una chiusura corporativa netta, intrisa di riflessi pavloviani laddove si riesuma l’istituto vintage del fascicolo a tutela o una presunta contrapposizione a priori tra le nostre categorie che continua a esistere solo nelle menti più pigre». Secondo i penalisti, infatti, «la carenza di mezzi e di risorse impone a ciascuno di noi, a seconda dei propri ruoli e delle proprie responsabilità, di fare qualcosa di più, dovendo essere ben consci che l’unica cosa che non è ammissibile è scaricare sul malcapitato utente (specie se in ceppi) le inefficienze della macchina giudiziaria e amministrativa».

Di qui la stilettata: «Nemmeno una parola è stata spesa sul tema di fondo che abbiamo denunciato – osserva la giunta Campora – e che è innegabile e sotto gli occhi di tutti, infatti non negato dalla presidente del Tribunale di Sorveglianza né dal segretario dell’Anm. Evidentemente, lo status quo non è per la magistratura di sorveglianza così intollerabile come lo è per noi che continueremo a impegnarci per la tutela dei cittadini, soprattutto dei più deboli».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.