Esteri
Le Pen ostinata: non è ancora il tempo di Bardella
Il giorno dopo, per la destra francese, non ha il sapore dello scampato pericolo. Certo, la condanna dimezzata e la candidabilità di fatto di Marine Le Pen rappresentano un risultato importante sul piano politico; tuttavia, la sua volontà di proseguire comunque la corsa all’Eliseo potrebbe causare l’ennesimo stallo in un processo di emancipazione storica che ha un identikit ben preciso: quello di Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, delfino di Marine e figura di rottura nel panorama della destra transalpina.
La scelta di Bardella
Bardella è giovane, apprezzato, misurato, telegenico e non ha sulle spalle – e soprattutto sulla carta d’identità – il cognome Le Pen, che in Francia, in una certa fetta dell’elettorato della destra moderata (per non parlare della sinistra), fa ancora drizzare le antenne e suscita pericoli immaginari, ma abilmente evocati dagli avversari pro tempore. Marine ha saputo fare un gran lavoro in questi anni, tanto da affrontare non poche frizioni con il padre-patriarca Jean-Marie Le Pen, e la scelta del giovane Bardella ne è la dimostrazione più evidente. Ma quel limite, per quanto assottigliato dal tempo, ancora esiste, e lo sanno bene coloro che hanno visto sfumare l’Eliseo per ben due volte contro Emmanuel Macron, il quale, di suo, non ha mai scaldato le folle, ma si è piuttosto ritrovato a essere l’uomo giusto nel posto giusto. Macron, difatti, Bardella lo teme, e rischiò di doverlo nominare persino Primo Ministro all’indomani dell’esito delle elezioni europee e delle legislative. Poi, l’abilità nel saper manovrare il sistema elettorale francese e l’ennesimo “cordone sanitario” hanno impedito la coabitazione, ma non hanno arrestato il vento di destra che in Francia cresce, dati alla mano, di giorno in giorno.
La Francia non è mai stata una nazione di sinistra
La Francia non è mai stata una nazione di sinistra: si contano, dal 1958 a oggi, solo due presidenti della Repubblica di sinistra (Mitterrand e Hollande), uno di centro come Macron – ma qui si dovrebbe aprire un capitolo a parte sul macronismo – e, per il resto, solo un monocolore gollista, dal Generale de Gaulle a Sarkozy. Ora, caduti i veti e mutata la condizione generale, i tempi sembrano propizi per portare al governo la destra, definita “extrême droite” solo da chi non riesce ad aggiornare le categorie politiche e vive proiettato in un sistema politico-culturale che non esiste più da tempo.
La riflessione di Le Pen
Per questo motivo, non pochi osservano con preoccupazione l’ostinazione di Marine Le Pen, che pare oramai decisa a essere la candidata alle elezioni presidenziali del 2027. La carta Bardella rappresentava l’alternativa difficilmente contenibile all’interno di un recinto fatto di steccati ideologici, oramai privi di quell’onda emotiva che un tempo avrebbe effettivamente costituito un ostacolo di non poco conto. Di più, Bardella è un volto nuovo che in questi anni è stato in grado di costruire una coalizione ben più ampia, che ha portato persino alla scissione in seno al movimento gollista Les Républicains con la nascita dell’Udr di Ciotti; una coalizione che potrebbe interamente ritrovarsi a destra a sostegno di un Bardella, ma non già di una Marine Le Pen. Se è vero, come sosteneva Sun Tzu, che ogni battaglia è vinta prima di essere combattuta, allora forse, prima di agire d’impulso, qualche riflessione andrebbe fatta anche da Marine Le Pen. Soprattutto perché ad oggi nessun candidato sembra in grado di opporre una qualche credibile resistenza alla droite. A volte, però, per fare la storia è necessario fare anche un passo indietro.
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