Il personale amministrativo è in numero insufficiente e ha un’età media molto alta. Su 34 ausiliari giudiziari, per esempio, 25 hanno limitazioni lavorative per cui non possono svolgere tutte le mansioni. E così diventa difficile persino garantire ogni giorno il regolare trasporto dei fascicoli processuali.

Anno 2021, Tribunale di Napoli. Le percentuali che descrivono i vuoti negli organici rendono più marcati i contorni di una giustizia sempre in affanno e sempre in ritardo. Il bilancio di fine anno ha messo in evidenza una scopertura reale del 43% per i direttori, del 60% per i funzionari giudiziari e del 37% per i cancellieri esperti. Numeri che hanno indotto la presidente del Tribunale di Napoli, Elisabetta Garzo, a evidenziare, nella sua relazione di fine anno, che «in assenza, nell’immediato, di assegnazione di nuovo personale o di rientro del personale da tempo distaccato/applicato potrebbe costituire in futuro un concreto ostacolo alla piena attuazione delle strutture organizzative finalizzate al funzionamento dell’ufficio del processo». E non è tutto.

Solo nell’ultimo biennio, da settembre 2018 a settembre 2020, 92 unità di personale amministrativo sono andate in pensione e, in assenza di un adeguato turnover, l’organico si è ridotto a 574 unità (scopertura organica pari al 35,36%) e si appresta a ridursi ulteriormente nei prossimi mesi dell’anno per via dei programmati pensionamenti di ausiliari, operatori, assistenti, funzionari giudiziari e cancellieri esperti, sicché si prevede di arrivare a una scopertura del 37,5%. A tutto questo si aggiunga che nel Tribunale di Napoli ci sono 24 dipendenti in posizione di part-time, il che si traduce in una minore attività lavorativa pari a circa 7.968 ore all’anno, cioè a 1.107 giorni lavorativi, che corrispondono alla piena prestazione lavorativa annua di cinque dipendenti.

Nonostante questi dati, che tra l’altro non sono una novità del bilancio 2020 ma rimarcano un’emergenza che si trascina ormai da anni, il Governo ha fatto poco. «Salutiamo con favore il recente aumento della pianta organica dei magistrati del distretto di 23 unità, anche se – come sottolineato dal presidente della Corte d’appello Giuseppe De Carolis di Prossedi nella sua annuale relazione – lascia perplessi la circostanza che si è ritenuto di potenziare maggiormente i distretti di Milano e Venezia rispetto a quello di Napoli e che, delle 23 unità assegnate a quest’ultimo distretto, dieci sono state assegnate alla Corte di Appello e 13 agli uffici di primo grado, aumentando in tal modo la sproporzione già esistente tra le risorse del primo e del secondo grado, considerato che la potenziata produttività dei Tribunali del distretto si tradurrà inevitabilmente in una maggiore sopravvenienza di procedimenti alla Corte».

Anomalie del pianeta giustizia. Un discorso a parte va fatto per la sezione distaccata di Ischia, la cui chiusura, inizialmente stabilita per il 31 dicembre 2015, è stata di volta in volta prorogata e con l’attuale decreto Milleproroghe è spostata al 31 dicembre 2022, prolungando di conseguenza l’emergenza in quegli uffici dove risultano in servizio soltanto quattro dipendenti amministrativi: un direttore e quattro assistenti giudiziari, di cui addirittura due in applicazione ad altri uffici giudiziari. In Corte di Appello, invece, c’è un dipendente amministrativo per ogni magistrato, mentre al Tribunale di Sorveglianza c’è una scopertura del 41% con ulteriori pensionamenti in programma nell’arco del 2021. E intanto le istanze di detenuti e di condannati sottoposti a misure restrittive si accumulano e i tempi dei processi diventano sempre più lunghi.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).