La situazione si fa sempre più critica a Severodonetsk. L’esercito ucraino ha ricevuto l’ordine di ritirarsi dalla città dell’Oblast di Lugansk, uno dei baluardi di Kiev contro l’avanzata dell’esercito russo. Intanto le truppe di Mosca stanno per circondare anche la città gemella di Lysychansk. È il 121esimo giorno di guerra in Ucraina e la sanguinosa battaglia in quella regione sembra volgere al termine. “Le forze armate ucraine dovranno ritirarsi da Severodonetsk. Hanno ricevuto l’ordine”, ha scritto su Telegram Sergiy Gaiday, il governatore della località strategica. La città è stata “quasi ridotta in macerie” dai continui bombardamenti, ha aggiunto Gaidai.

Tutte le infrastrutture cruciali sono state distrutte. Il 90% della città è danneggiato, l’80% delle case dovrà essere demolito”. Intanto anche i militari asserragliati dentro lo stabilimento Azot hanno detto che si arrenderanno se i civili avranno garantita l’incolumità. In un report il centro di studi statunitense “Institute for the study of war” sostiene però che la battaglia per Severodonetsk non sarà decisiva: “Le forze russe hanno ottenuto guadagni sostanziali nell’area di Severodonetsk-Lysychansk negli ultimi giorni e le truppe ucraine continuano a subire pesanti perdite. Ma le forze ucraine hanno fondamentalmente raggiunto il loro obiettivo nella battaglia rallentando e degradando le forze russe”, sostiene il report.

E ancora: “Le truppe ucraine sono riuscite per settimane ad attirare quantità sostanziali di personale, armi ed equipaggiamento russi nell’area e hanno probabilmente degradato le capacità complessive delle forze russe impedendo alle forze russe di concentrarsi su assi di avanzamento più vantaggiosi. Le operazioni offensive russe probabilmente si bloccheranno nelle prossime settimane. Indipendentemente dal fatto che le forze russe catturino o meno l’area di Severodonetsk-Lysychansk. Probabilmente garantendo alle forze ucraine l’opportunità di lanciare prudenti controffensive. La fissazione ideologica del Cremlino sulla cattura di Severodonetsk, proprio come il precedente assedio di Azovstal, sarà probabilmente a scapito finale delle capacità russe nei futuri progressi in Ucraina”.

L’Ucraina ha appena ricevuto lo status di Paese candidato all’Unione europea insieme alla Moldavia. Per Von der Leyen, “questa candidatura è il miglior segnale di speranza”. Il presidente ucraino Zelensky ha applaudito alla decisione sottolineando quanto questa sia “una delle più importanti per l’Ucraina in tutti i 30 anni di indipendenza del nostro Stato. Questa decisione però non è solo per l’Ucraina. Questo è il più grande passo per il rafforzamento dell’Europa che potrebbe essere compiuto proprio ora, quando la guerra mette alla prova la nostra capacità di preservare la libertà e l’unità”.

Nel frattempo dagli Usa arriveranno a Kiev altri 450 milioni di armi, compresi sistemi missilistici. Secondo quanto riferito da John Kirby, coordinatore della Comunicazione del Consiglio per la Sicurezza nazionale, il nuovo pacchetto comprende i sistemi lanciarazzi Himars (High Mobility Artillery Rocket System), il relativo munizionamento e imbarcazioni per il pattugliamento delle coste. Dal 24 febbraio, ha sottolineato Kirby, gli Usa hanno fornito all’Ucraina 6,1 miliardi di dollari di aiuti.

Le aperture verso l’Ucraina da parte dell’occidente vengono lette dal ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov come la conferma della dipendenza ucraina dall’Occidente e della sua perdita di sovranità. “Le potenze occidentali non le consentiranno di tornare al tavolo dei negoziati – , ha detto Lavrov in un’intervista rilasciata alla televisione di Stato della Bielorussia. Mentre su Kaliningrad arrivano tiepidi segnali di distensione da Mosca. Il portavoce del Cremlino ha detto questa mattina che la risposta della Russia sarà “determinata ma non affrettata”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.