La partita politica che ha al centro la guerra si gioca tutta sulle parole. Parole e basta. Le idee contano poco. Forse mancano. Si tratta di trovare il modo per stendere una risoluzione in dieci punti senza mai usare verbi o sostantivi ostici ai Cinque Stelle, cioè alla minoranza della maggioranza, o ai draghisti, cioè alla maggioranza della maggioranza. Non è una impresa difficilissima, e infatti riesce. Il governo va avanti e anche la legislatura. Basta non scrivere “armi” senza promuoverne né escluderne l’invio a Kiev. E la linea dell’Italia sulla guerra? Niente di nuovo.

Pieno sostegno all’Ucraina, e questo francamente era scontato, e zero iniziative diplomatiche. Iniziative diplomatiche vuol dire tentare una trattativa. Ma la linea dell’Italia è identica a quella degli Stati Uniti: la trattativa consiste nel chiedere ai russi la resa. Senza contropartite. È una proposta ragionevole, nell’ottica di un negoziato? Evidentemente no. È la scelta, per ora, di proseguire la guerra. Che peraltro sembra essere la scelta anche di Putin.

BidenPutin al momento sono interessati alla pace. Per ragioni diverse. Nella discussione in Parlamento non mi pare che siano stati messi in discussione i punti fondamentali della questione. Primo punto: l’esercito russo sta avanzando, anche se lentamente, e le condizioni di una trattativa oggi sono meno favorevoli di due mesi fa. Aspettiamo che avanzino ancora?

Secondo punto, per trattare bisogna essere disponibili ad alcune concessioni territoriali, se si parte dal presupposto che non c’è nessuna possibilità di concessioni, vuol dire che la trattativa non fa parte delle proprie prospettive politiche. I dieci punti della risoluzione messa a punto dai pontieri dei vari partiti di maggioranza sono acqua fresca. Comunque sono del tutto al di fuori di una linea di compromesso. L’ipotesi che l’Europa o l’Italia possano prendere direttamente una iniziativa (per esempio quella di andare a Mosca) è al momento del tutto esclusa. L’Europa resta interamente subordinata a Washington. Se le speranze dei pacifisti erano affidate a Conte, beh, non erano nemmeno speranze. La guerra continua, come disse il maresciallo Badoglio.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.