Ieri pomeriggio ci è arrivato un telegramma dal carcere di massima sicurezza di Melfi. Firmato da Giancarlo Pittelli. Avvocato, ex parlamentare, arrestato su richiesta della Procura di Catanzaro con accuse molto gravi che si sono via via sgretolate. Messo ai domiciliari dopo un anno di carcere duro, e poi di nuovo arrestato per aver commesso il terribile delitto di aver scritto una lettera a Mara Carfagna. Il telegramma che ci ha mandato Pittelli dice testualmente così: “Caro Piero, porterò lo sciopero della fame fino alle estreme conseguenze contro una ingiustizia mostruosa. Grazie di tutto. Giancarlo Pittelli”.

Pittelli, perseguitato dalla giustizia (come è successo in questi anni a tanti personaggi politici, ultimi noti casi quelli di Mannino, di Lombardo di Cateno de Luca) ha deciso di sfidare la morte per denunciare la furia che si è abbattuta su di lui. Qui di seguito ricostruiamo tutta la vicenda. A partire dalle intercettazioni manipolate. Si: manipolate e stravolte in modo da trasformare una prova di innocenza in indizio di colpevolezza. Prima di ricostruirla chiediamo a tutte le forze politiche, a tutti i parlamentari della Repubblica: possibile che stiate tutti acquattati, di fronte a questa inaudita sopraffazione? Possibile che siate tutti terrorizzati dalla forza del partito dei Pm e che nessuno di voi trovi il coraggio per reagire e per difendere un cittadino privato dei suoi diritti? La politica è saggezza, certo, ma è anche coraggio: non è cosa per codardi.

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1 – Nella notte del 19 dicembre del 2019, i carabinieri del Ros arrestarono l’avvocato Giancarlo Pittelli.

2 – L’irruzione dei militari avvenne alle ore 3:30 e fu notificata a Pittelli un’ordinanza di circa 30.000 pagine racchiusa in 28 volumi contenuti in due scatoloni di cartone. Nell’ordinanza erano contestati i reati di partecipazione ad associazione mafiosa e rivelazione aggravata di segreti d’ufficio;

3 – Dal momento dell’irruzione e sino alle quattro e mezzo del pomeriggio si svolsero le perquisizioni, prima nell’abitazione e poi nello studio;

4 – Già dalla mattina del 19 dicembre i mezzi di informazione diedero notizia dell’arresto “eccellente”. La Procura di Catanzaro convocò subito una conferenza stampa, nel corso della quale diede conto, con grande enfasi, dell’operazione eseguita, la famosa Rinascita-Scott. In quella sede l’avvocato Pittelli venne definito dagli inquirenti come “l’anello di congiunzione tra il mondo di sopra ed il mondo di sotto”. Possibilità di difendere la sua reputazione di fronte all’opinione pubblica? Zero.

5 – Giornali e Tv non si limitarono a dare conto dell’avvenuto arresto e delle accuse formulate, ma pubblicarono alcuni atti istruttori. Tra questi, in particolare, il contenuto di intercettazioni telefoniche del tutto irrilevanti a fini processuali e strettamente attinenti alla vita privata dell’avvocato Pittelli e dei suoi familiari. È una vergogna che questo sia avvenuto o è diritto all’informazione (o al linciaggio)? Qualcuno aiutò la stampa a ottenere quelle intercettazioni? Mah, provate voi a rispondere.

6 – Alla fine delle perquisizioni, e senza che l’avvocato Pittelli potesse portare con sé il provvedimento cautelare, vista la sua voluminosità, Pittelli fu portato prima al comando dei carabinieri e in tarda serata nel carcere di Catanzaro in una cella di isolamento;

7 – Il 20 dicembre Pittelli ricevette la visita dei suoi difensori, che gli comunicarono di non aver ancora potuto leggere l’ordinanza di arresto.

8 – Il 21 dicembre si svolse l’interrogatorio di garanzia e l’avvocato Pittelli, che non aveva avuto neppure la materiale possibilità di tentare di leggere la corposa ordinanza custodiale, fu costretto ad avvalersi della facoltà di non rispondere, dichiarandosi però disponibile a rispondere a un interrogatorio non appena avesse avuto una sia pur minima conoscenza degli atti.

9 – Subito dopo l’interrogatorio di garanzia, che era dunque stato una mera formalità, Pittelli fu spedito con un volo di Stato al carcere di Nuoro, Badu e Carros – quello dove si mandavano i terroristi e i killer della mafia, e lì restò seppellito per quasi un anno, fino al 19 ottobre 2020;

10 – Una volta avuta contezza delle accuse, Pittelli ha chiesto più volte, attraverso i suoi difensori, di essere sottoposto ad interrogatorio, ma la sua richiesta è stata ripetutamente respinta.

11 – Quando è arrivato l’avviso di di conclusione delle indagini, Pittelli ha chiesto di nuovo di essere interrogato dai magistrati di Catanzaro per chiarire la sua posizione. i PM di Catanzaro delegarono i loro colleghi di Nuoro ad ascoltare Pittelli. Ma i colleghi di Nuoro non sapevano assolutamente nulla dell’inchiesta e l’interrogatorio fu del tutto inutile.
(N.B. Stiamo parlando di fatti avvenuti nella prima metà degli anni duemila, nella Repubblica italiana, non di vecchie cronache dell’ottocento…).

12 – Nel frattempo erano successe le seguenti cose:
a) il Tribunale della libertà di Catanzaro, con decisione del 9 gennaio 2020, aveva derubricato il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa a quello di concorso esterno;
b) la Corte di Cassazione, con sentenza del 25 giugno 2020, aveva escluso l’aggravante mafiosa per il delitto di rivelazione di segreti d’ufficio e, relativamente al delitto di concorso esterno, aveva circoscritto la condotta rilevante al solo fatto che Pittelli avrebbe disvelato ai sodali della cosca Mancuso il contenuto dei verbali secretati delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella;

13 – Nel settembre 2020 arriva il decreto di fissazione dell’udienza preliminare e l’avvocato Pittelli, ancora in carcere nonostante l’evidente ridimensionamento dell’accusa, chiede d’essere giudicato nelle forme del rito immediato;

14 – Fissata l’udienza dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia per il 9 novembre 2020, il processo è stato rinviato su richiesta dei Pm al 13 gennaio 2021, per essere riunito al troncone principale in relazione al quale era ancora in corso l’udienza preliminare. È utile precisare che, avvenuto il rinvio a giudizio di ben 334 imputati, il solo PM ha proposto una lista testimoniale di oltre 1000 persone. Immaginate voi i tempi di questo processo.

15 – Il 16 ottobre 2020, il Tribunale del riesame di Catanzaro ha concesso gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ma qualche mese fa Pittelli è stato di nuovo arrestato perché aveva scritto una lettera di protesta contro la magistratura alla ministra Mara Carfagna.

16 – Nella vicenda giudiziaria di Pittelli sono state commesse palesi ed inammissibili violazioni del diritto di difesa e della dignità della persona.
a) È stata data notizia alla stampa dell’arresto dell’avv. Pittelli in modo tale da determinare nella pubblica opinione un pregiudizio di colpevolezza qualificandolo come “anello di congiunzione tra mafia e società civile”, e ciò in dispregio dell’art.27 Cost. Oltre che della Direttiva Europea già esistente all’epoca dei fatti e che oggi – per fortuna- è legge dello Stato;
b) La stampa ha avuto la possibilità di accedere ad atti istruttori non solo coperti da segreto, ma addirittura del tutto irrilevanti ed inerenti alla vita privata, con palese violazione dell’art.268 che ne prescrive lo stralcio e l’allocazione in apposito registro riservato;
c) L’interrogatorio di garanzia è avvenuto in un tempo assolutamente inammissibile per la sua ristrettezza, considerata la materiale impossibilità per Pittelli di avere una anche solo superficiale conoscenza degli addebiti e degli atti. Vale la pena ribadire sul punto che esso è avvenuto dopo 48 ore dall’arresto dopo che Pittelli aveva trascorso le prime 12 ore per assistere alle perquisizioni e senza poi aver potuto portare con sé gli atti notificatigli.

17 – Esistono alcune clamorose incongruenze, che sembrano essere state decisive nell’adozione del provvedimento cautelare subito dall’avvocato Pittelli.

In particolare, ed è purtroppo cosa che non si verifica per la prima volta, i brogliacci delle intercettazioni telefoniche e telematiche, che sono stati tenuti presenti nell’adozione del provvedimento restrittivo, riportano espressioni che del tutto inesistenti nelle registrazioni agli atti, o frasi incomplete, rispetto alle quali le omissioni sono decisive nel mutamento del significato. Potremmo dire che sono state manipolate e falsificate le intercettazioni. Un solo esempio: nell’ordinanza cautelare risulta riportata nei seguenti termini la conversazione n.9873, RIT 350/16 del 12 febbraio 2017, intercorsa tra tale Giamborino Giovanni, accusato di appartenere ad una cosca mafiosa, e la di lui moglie: Moglie: ” qui abita Pittelli? Risposta: “ si”; moglie:“ ma è mafioso…”. Il senso attribuito dall’ordinanza alla conversazione è quello, dunque, di una comune conoscenza da parte dei coniugi Giamborino dell’appartenenza dell’avv. Pittelli alla consorteria mafiosa.

Sennonché, la integrale lettura dell’intercettazione consente di rilevare che l’espressione “ ma è mafioso” ha una intonazione interrogativa, e che alla domanda segue la seguente risposta : “ No, avvocato”. Il senso, dunque, non solo è completamente diverso da quello suggerito dall’ordinanza custodiale, ma indica, in una conversazione genuina tra moglie e marito, che il mafioso esclude esplicitamente una qualsivoglia relazione, se non quella professionale, tra la consorteria e l’avvocato Pittelli. Diciamo che la prova che ha inchiodato Pittelli all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, se non fosse stata tagliata e manipolata sarebbe stata la prova regina della sua totale estraneità alla mafia.