Pietro Amara torna a parlare con i magistrati dal carcere di Orvieto, in Umbria. L’ex legale esterno dell’Eni che nell’ambito dell’inchiesta sulla società italiana e le presunte tangenti pagati in Nigeria, processo poi finito in flop per la Procura meneghina con assoluzioni per gli imputati, aveva rivelato l’esistenza di una loggia segreta, Ungheria, è tornato a discutere coi pubblici ministeri di Perugia proprio dell’associazione segreta.

Ai primi di settembre, scrive oggi il Corriere della Sera, Amara è stato interrogato dal procuratore capo di Perugia Raffele Cantone e i sostituti Mario Formisano e Gemma Miliani. Magistrati che intendono verificare se i nomi tirati in ballo da Amara siano verificabili.

Quando infatti le sue dichiarazioni sui giudici, avvocati, politici, imprenditori e alti esponenti delle forze dell’ordine facenti parte della Loggia sono diventati pubblici, Amara è stato sommerso da denunce per calunnia dai diretti interessati.

Dal carcere di Orvieto dunque l’ex legale esterno di Eni, che sta scontando tre anni e nove mesi di detenzione dopo le condanne per corruzione e altri reati accumulate con i patteggiamenti siglati nei tribunali di Roma e di Messina, è chiamato di fatto a ‘rilanciare’ le sue accuse.

Secondo il Corriere Amara si sarebbe concentrato in particolare su Giovanni Tinebra, ex procuratore di Caltanissetta e poi procuratore generale di Catania, scomparso nel 2017 e che quindi non può difendersi dalle accuse.

Amara di fronte ai magistrati ha raccontato del ruolo di mediazione svolto da Tinebra nell’alleggerire la posizione dell’ex pm di Siracusa Maurizio Musco. Quest’ultimo era amico dell’avvocato e all’epoca dei fatti inquisito in un procedimento dov’era contestata l’aggravante di aver favorito la mafia, portandolo poi alla destituzione dall’ordine giudiziario.

Secondo quanto raccontato a Cantone, Formisano e Miliani, Tinebra si mosse per ridimensionare le accuse e aprendo la strada al patteggiamento per un reato minore che poi si sarebbe impegnato a far prescrivere. Ora spetta agli inquirenti verificare se la versioen dei fatti di Amara sia corretta.

Una collaborazione, quella di Amara con i magistrati, che punta all’uscita dal carcere di Orvieto. Una possibilità per ora negata dal tribunale di sorveglianza di Roma: l’affidamento in prova chiesto dai difensori di Amara, Salvino Mondello e Francesco Montali, è stato rifiutato nonostante l’atteggiamento collaborativo perché “può essere frutto di scelte dettate da opportunità processuale”, mentre “va ancora vagliata l’attendibilità delle propalazioni rese nei numerosi procedimenti giudiziari”.

E in effetti dopo le accuse di Amara stanno arrivando anche le prime richieste di archiviazione. L’ha chiesta ad esempio la procura di Catania per il procuratore aggiunto di Roma Lucia Lotti, di cui aveva parlato l’ex avvocato esterno di Eni, e ora il gip ha fissato l’udienza per discuterne.

Stessa cosa vale per l’ex membro del Csm Marco Mancinetti, di cui Amara aveva parlato in relazione a presunti favori chiesti per il figlio. Atti trasmessi a Milano per valutare eventuali calunnie.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia