Vi ricordate quella storia della Loggia Ungheria? Ve la riassumo perché, certo, se magari leggete il Riformista solo saltuariamente suppongo che non sappiate molto di questa storia. Gli altri giornali ne parlano raramente e con molta sobrietà.

Dunque la storia è questa: c’è un avvocato importante, che si chiama Piero Amara, inquisito da varie Procure e sempre ritenuto attendibile dalle Procure dalle quali è stato indagato, il quale, interrogato a Milano dal sostituto procuratore della Repubblica Paolo Storari, ha raccontato dell’esistenza di una loggia segreta, chiamata Ungheria, la quale ha in mano il controllo totale dei vertici della magistratura italiana. Che, dunque, se la denuncia di Amara fosse vera, sarebbero vertici interamente fuori dalla legalità. Bene, questo sostituto Storari ha verbalizzato tutto, ma la sua inchiesta è stata bloccata dal procuratore di Milano.

Allora lui è andato a Roma a raccontare di questo scandalo a un membro del Csm molto famoso e conosciuto come integerrimo: Piercamillo Davigo. E ha consegnato a lui i verbali dell’interrogatorio di Amara. Pare che molta gente sia stata informata da Davigo, nei giorni successivi: il vicepresidente del Csm, il presidente della commissione parlamentare antimafia, giornalisti vari. Niente: silenzio. Poi la cosa è arrivata all’orecchio di Nino Di Matteo, anche lui del Csm, che finalmente l’ha denunciata. Due giorni in prima pagina e poi zitti tutti. Il procuratore generale della Cassazione a questo punto ha chiesto la cacciata di Storari. La Procura di Milano è insorta, mettendo il procuratore con le spalle al muro, e Storari si è salvato. Dopodiché è tornato il silenzio. Ufficialmente la Procura di Brescia sta indagando, ma non sembra che abbia fretta. I cronisti giudiziari forse sono in ferie, forse distratti, forse…

E della Loggia Ungheria non si sa niente. le possibilità sono tre: o esiste, e allora è il caso di sovversione istituzionale più grave del dopoguerra. O non esiste, e allora è la provocazione politico-istituzionale più grave del dopoguerra, e bisognerebbe capire chi ne è l’ideatore e con quali gli obiettivi. Oppure è un comitato d’affari. Bene, al mondo politico e alla stampa di questi scenari interessa zero. Perché? Ve lo dico io: perchè noi viviamo in una repubblica che almeno da 30 anni è sottoposta a un solo potere. Quello del partito dei Pm. Che forse – dico forse – coincide con la Loggia Ungheria. Tutto qui.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.