Luca Casarini è un attivista noto per essere uno dei leader del movimento no-global italiano, in prima fila a Genova durante il G8 e più recentemente in mare. Era a bordo della nave della Ong Mediterranea “Saving Humans” quando ha saputo della scomparsa improvvisa di David Sassoli. Ha scritto a chiosa del suo ricordo di David Sassoli: «Ti ricorderò come si ricorda un amico». Gli chiediamo se abbiamo letto bene. «Sì, avevamo un rapporto di grande sintonia, io e David. Una delle più belle persone che abbia conosciuto, dal punto di vista umano, professionale, culturale. E anche politico».

Politicamente distanti, però, voi due. Una strana coppia.
I rapporti di affinità più importanti si stabiliscono sulla base del rispetto e della stima che nasce sulla differenza, non sulla somiglianza. Di lui mi colpì subito la straordinaria empatia nello stabilire rapporti, la capacità di guardare dentro alle persone, di mettersi dalla parte dell’altro.

Come è nata questa sintonia?
Al G8 di Genova, quando una buona parte del mondo politico e di quello dell’informazione ci trattava come appestati. Lui era già uno dei volti più noti della Rai, figuriamoci se potevamo essere più distanti. Chiese il mio telefono e iniziò a telefonarmi, sulle prime ero guardingo. Pensavo mi volesse far parlare, volesse registrare una intervista. Invece mi disse che voleva solo capire, sapere, avere informazioni di prima mano da me e non da altri, per discernere la verità dei fatti dai racconti ufficiali.

E lo fece dalla scrivania di conduzione del Tg1. Già da solo un comportamento rivoluzionario.
Infatti. Capii dal suo tono la sincerità della persona. E la professionalità di chi diceva di fidarsi solo delle testimonianze dirette, più che dei verbali delle questure. Prese a chiamarmi più volte anche in seguito. Si interessava ai nostri temi e da ultimo all’impegno per salvare vite in mare con una sensibilità non comune. Anzi, rarissima.

Aveva la politica nel sangue, avendo iniziato da giovane della Dc…
Non lo definirei un democristiano, ma un buon cristiano sì. Un cattolico democratico capace di dialogo senza paraocchi.

Era un uomo di sinistra, visto da lei?
Era un uomo di sinistra così come io vorrei fossero gli uomini di sinistra. Certo, con posizioni distinti: io vedo la crisi della democrazia rappresentativa, vivo le disuguaglianze e le ingiustizie sociali come urgenze, lui mi rimproverava un tratto massimalista. Era, come ho scritto sui social “una persona perbene in un mare pieno di squali”.

Quelli che hanno tentato di sbranare entrambi, quando la fece parlare al Parlamento Europeo…
Quella volta rischiò molto. Ha fatto questa scelta di far parlare me durante l’anniversario di Schuman, al Parlamento di Bruxelles, il 9 maggio 2020. Io appena ho preso il microfono ho gridato la mia denuncia dei campi di concentramento libici finanziati dall’Europa e da tutti i governi europei davanti ai più alti rappresentanti delle istituzioni. Io prima di parlare mi preoccupai per lui, gli dissi: “Ma sei sicuro? Vuoi proprio che io parli? Succederà un casino”. Lui mi guardò rassicurante e mi incoraggiò a parlare. Ecco chi era David Sassoli.

Fu attaccato da tutti.
Io sono abituato ad essere la pecora nera, mi preoccupavo per lui. Io sono una persona scomoda, che rompe gli schemi. Mettersi dalla mia parte è sempre scivoloso, per chi guida le istituzioni.

L’ultima volta che vi siete rivisti?
Ero di nuovo a Bruxelles per incontrare Pablo Iglesias e lui era fuori dal Parlamento, con un nugolo di personalità intorno. Mi ha visto che ero dall’altra parte della strada e mi ha chiamato a gran voce, l’ho raggiunto al volo e lì, baci e abbracci.

Una sintonia manifesta.
I nostri due mondi coesistono e si parlano, quando ci sono le persone giuste.

Dirlo oggi lascia il tempo che trova, ma sarebbe stato un eccellente Presidente della Repubblica.
Per me, sarebbe stato un Presidente perfetto al Quirinale. Lui aveva interpretato nella maniera giusta l’essere all’apice del potere. Ha utilizzato il ruolo istituzionale di Presidente del Parlamento europeo per diventare, se vogliamo, ancora più attento agli ultimi. Vivendo la politica nel modo giusto: era crucciato verso i problemi sociali, li viveva come questioni sempre rilevanti da affrontare e risolvere. E l’ho scritto: purtroppo dopo di lui non ne vedo altri così.

Importante però raccogliere testimonianze anche di questo tipo, trasversali.
Ci sarebbero tante altre cose da dire su di lui, gli ho segnalato delle persone in difficoltà, nel tempo. Ma di tanti incontri che abbiamo fatto non aveva necessità di pubblicizzarli, ma posso dire che faceva tanto per gli ultimi. E oggi è giusto che si inizi a sapere.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.