La politica di politici politicanti. In due giorni due eventi importanti: il Pd campano è stato commissariato, con buona pace del blitz tentato dal presidente Vincenzo De Luca. Ci penserà il responsabile nazionale enti locali, deputato ed ex ministro degli Affari regionali Francesco Boccia a gestire i Dem qui in Campania. Poche ore prima l’addio del ministro Luigi Di Maio al suo amato Movimento Cinque Stelle, già in caduta libera da un po’, e l’annuncio della nascita di un nuovo partito, “Insieme per il futuro”. Due gruppi parlamentari uno alla Camera e uno al Senato con 39 deputati e 11 senatori, in tutto 50 firme che – filtra da fonti vicine al titolare della Farnesina – hanno come obiettivo quello di raggiungere quota 60. Una separazione in casa diventata divorzio ufficiale. Una politica in subbuglio che male riesce a districarsi in un quadro sempre più fluido e opaco.

«Di Maio era da tempo un corpo estraneo nel Movimento. Anche per postura, oltre che per posizionamento politico – spiega Gennaro Carillo, docente di Storia delle dottrine politiche all’università Federico II e di Storia del pensiero politico al Suor Orsola Benincasa – La rottura consumatasi oggi certifica questa estraneità. Che è tuttavia, a mio modo di vedere, la stessa estraneità di Conte, poco credibile nelle vesti movimentiste che va assumendo, nella speranza – credo votata allo scacco – di un ripristino dello spirito originario dei 5 Stelle. Siamo comunque – aggiunge – di fronte alla volatilità della politica contemporanea, con leader che sempre più si configurano come gusci vuoti riempibili di un contenuto o di un altro a seconda delle contingenze». E veniamo al commissariamento del Pd campano, già nell’aria da mesi. I leader speravano in una risalita, ma niente da fare.

«Quanto al Pd campano, erano evidenti uno scadimento generale del contesto, la desertificazione del personale politico, un senso di blocco demotivante, una impasse da cui si prova a uscire sistematicamente con la soluzione commissariale – analizza Carillo – Non è detto ci si riesca, anche perché i gruppi dirigenti non s’inventano o rigenerano dalla sera alla mattina. Il commissariamento è comunque un fallimento. Di tutti, nessuno escluso. Anche di chi, a livello nazionale, ha continuato a sottovalutare la deriva locale del partito». E infine, l’ultimo evento di questa politica bizzarra riguarda il presidente De Luca che ha strizzato l’occhio al “sempre vessato” Luigino di Maio.

«La prassi politica insegna che tutti i valori sono rinegoziabili all’infinito e il nemico irriso oggi può diventare, provvisoriamente, una sponda tattica affidabile sulla quale contare – commenta Carillo – Non bisogna lasciarsi fuorviare dalla rappresentazione, dalla teatralizzazione della politica. La sostanza è sempre più sfumata. Dunque, non mi meraviglio, anche perché Di Maio, nei cui confronti il mio giudizio non è mai stato tenero, ha cominciato da tempo a ‘riverginarsi’, a provare a sanare e a far dimenticare quel vizio di origine che pochi anni or sono lo portava con Dibba a Parigi a compiacere i Gilet gialli. In questa abiura, ha mostrato abilità indubbia. Dove e come possa guadagnare uno spazio politico, non è dato saperlo. Ma credo – conclude – che il suo sia solo il primo di una serie di smottamenti in un quadro politico a dir poco irrequieto».

E se l’asse Pd-5Stelle pare inclinarsi non poco, il sindaco Gaetano Manfredi si dice tranquillo rispetto a eventuali ricadute sulla sua maggioranza. «La lealtà di Conte verso Manfredi non dovrebbe essere in discussione. Poi, chi può dirlo, la tornata elettorale prossima ventura potrebbe imporre chissà quali sacrifici, nel tentativo disperato di evitare un ridimensionamento definitivo – riflette Carillo – Di qui al voto, il tasso di irrequietezza crescerà oltre il livello di guardia. Ma, mi auguro, senza che l’amministrazione della città di Napoli debba soffrirne». Ce lo auguriamo tutti e soprattutto ci auguriamo un ritorno alla politica vera, fatta di idee, principi e coerenza. Forse è utopia.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.