Si sa, a Napoli si vive di miracoli, o meglio dell’attesa dei miracoli: così accade per il Patto per Napoli, il promesso miracolo da campagna elettorale, poi negato, e ora risorto sotto forma di due emendamenti alla legge di bilancio 2021, su cui si concentrano le attese quasi messianiche della nuova amministrazione comunale. I due emendamenti prevedono soluzioni molto diverse tra loro, e il primo dubbio che sorge è perché proporre due strade che sembrerebbero alternative, smorzando l’efficacia dell’atteso miracolo. Forse è una scelta di tattica parlamentare o forse rivela un sostanziale disaccordo sui modi di risolvere la crisi napoletana nei due partiti principali che avevano sottoscritto (sull’acqua) il Patto per Napoli.

Richiamiamo per chiarezza le due soluzioni prospettate dagli emendamenti. La proposta a firma PD prevede “l’integrale accollo da parte dello Stato, dei mutui e dei prestiti obbligazionari di titolarità dei comuni capoluogo delle città metropolitane che abbiano già deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, in breve (come fu fatto per Roma nel 2019) i debiti nei confronti di enti, in primo luogo la Cassa Depositi e Prestiti, pari a circa 2,5 miliardi di euro, quasi la metà dei 4.899.650.012 euro di debito totale (i debiti da finanziamento ammontano a poco più di 3 miliardi di euro), sarebbero trasferiti allo Stato. In questo modo l’amministrazione non pagherebbe più tra 100 e 150 milioni annui di rate e potrebbe utilizzare quella somma per rientrare dal deficit. La strada proposta dall’emendamento a firma pentastellata prevede l’istituzione di una “gestione commissariale del Comune di Napoli per la rilevazione del debito pregresso del medesimo comune e delle società da esso participate e per la predisposizione ed attuazione di un piano per l’estinzione del debito” entro un termine finale di 10 anni.

Il commissario, nominato dal Presidente del Consiglio, dovrebbe provvedere alla gestione separata del debito, con un bilancio specifico, distinto da quello della gestione ordinaria, con il potere “in deroga alla normativa vigente di rinegoziare i prestiti assunti nel bilancio separato”. Il commissario avrebbe una sua dotazione costituita dalla possibilità di richiedere prestiti alla Cassa Depositi e un fondo presso il Ministero dell’Economia, e sarebbe “destinatario dei versamenti derivanti dalla riscossione”. Una parte dell’onere del risanamento cadrebbe sulla cittadinanza con l’istituzione di nuove tasse (un addizionale di un euro sui diritti di imbarco aereoportuali e marittimi, un incremento dell’Irpef fino al limite massimo dello 0,4%). La proposta pentastellata appare più vicina all’idea originaria del Patto per Napoli (mentre la proposta PD non ha questa specificità ed è destinata a tutte le città metropolitan in crisi), e la figura di un commissario è stata più volte evocata dal sindaco Manfredi come soluzione più idonea, ed è sostanzialmente analoga alla proposta formulata pochi giorni fa da vari esponenti politici napoletani di affidare ad una società per azioni, finanziata in parte da società pubbliche, il compito di riscuotere e crediti, pagare i debiti e valorizzare il patrimonio comunale, pari a circa 12 miliardi di euro.

Dietro lo scenario di attesa che si profila, emerge il dramma sociale ereditato dalla pandemia, che si manifesta giorno dopo giorno traducendosi in un aumento esponenziale delle richieste di assistenza, mentre a Nord del capoluogo, la città di Marano già sperimenta gli effetti devastanti del suo dissesto non assicurando neppure più l’illuminazione cittadina. É la tragedia che Napoli deve evitare, ma gli strumenti politici individuati restano soluzioni timide, parziali e deboli, di fatto sono espedienti per mascherare la condizione già conclamata di dissesto. Altro ci si sarebbe aspettato da un un vero Patto per Napoli, condiviso da tutte le forze politiche, e cioè interventi organici diretti al risanamento complessivo della città, corrispondenti ad una visione di sviluppo, come quelli concepiti cento anni fa dalla legge per Napoli di Nitti e Giolitti. Questo sarebbe stato il vero miracolo per Napoli, ma i miracoli hanno bisogno di santi intermediari e non se ne vedono oggi in giro.