Sono stato tifoso di Maradona dal primo momento, poi sono diventato il suo avvocato. Perseguitato dal fisco, Diego non riusciva a tornare in Italia e, ogni volta che atterrava qui, gli pignoravano qualche oggetto di valore. Gli chiedevano di pagare 40 milioni di euro. Degli amici in comune mi chiesero di occuparmi della sua vicenda giudiziaria. Accettai subito. Feci tante ricerche negli archivi, studiai le carte e mi resi subito conto della pretesa assurda avanzata dallo Stato. Maradona non doveva nulla, ma comunque il vero addebito fiscale era di circa tre milioni di euro, i restanti 35 erano sanzioni, spese e interessi: una follia. Tra l’altro gli si contestava il mancato pagamento di una cartella esattoriale che però non gli era mai stata notificata e che certamente non doveva pagare, ma che avrebbe dovuto solo contestare subito. Iniziò così la mia difesa.

Lui mi chiamò personalmente: «Sono Diego, grazie, mi hanno detto che da oggi ti occupi delle mie faccende con il fisco». Ero incredulo, dall’altra parte della cornetta c’era Diego Armando Maradona e mi stava ringraziando. Mi chiese cosa pensassi di quella vicenda, gli risposi di aver letto tutti i documenti: potevo dimostrare che l’accusa di evasione fiscale era inesistente e che lui non era mai stato un evasore, essendo un semplice dipendente del Calcio Napoli. Mi invitò nella sua casa di Dubai. Preparai le valigie e, fascicoli alla mano, partii. Mi accolse come se fossimo amici da sempre, gli mostrai i documenti che dicevano chiaramente che la tassa in questione non solo non avrebbe dovuto pagarla lui ma il Calcio Napoli, ma anche che la stessa società l’aveva pagata. Si commosse, mi abbracciò, chiamò la figlia: «Papà non è è mai stato un evasore fiscale, me l’ha detto il mio avvocato napoletano». Quella frase mi stupì, ero già diventato il “suo” avvocato. La nostra amicizia è stata magica, indescrivibile. Con Diego non c’erano programmi né orari, si viveva alla giornata fuori da qualsiasi schema. Insieme abbiamo girato il mondo.

Oggi mi chiedo: cosa è stato Maradona per Napoli? Una magia, un eroe, oltre che l’avvocato della napoletanità. Ha legato la sua vita a Napoli e viceversa, è stata una simbiosi. Ha difeso la città che in quel momento era in ginocchio e l’ha difesa da napoletano, sfidando i poteri forti del calcio oltre che l’ignoranza e il razzismo dei servi sciocchi di turno, umiliando sul campo chi ci prendeva in giro, rifiutando i compromessi e difendendo sempre la maglia. Maradona ha vissuto a modo suo, senza schemi. Ha regalato a Napoli gioie che la città non aveva mai avuto. Ha restituito dignità e orgoglio a una terra che era sempre stata sfruttata da chi avrebbe dovuto valorizzarla. È stato un simbolo di positività. Ecco, io ho coniato l’espressione “filosofia Maradona”. Mi ha sempre insegnato che il bene vince sul male e dimostrato che gli errori che ha commesso hanno danneggiato solo lui, mai gli altri, dicendo che si può anche imparare dagli sbagli e farne bandiera di riscatto.

Ha combattuto contro i suoi demoni, ha lottato contro la dipendenza dalle droghe e dall’alcool, ha raccontato il male e ha trasformato i suoi errori in esperienza per lui e in monito per gli altri. Quando si è messo a capo della riscossa della città, però, nessuno gli è stato accanto. E con tutti quelli che l’hanno circondato è stato troppo generoso. Con il sostegno degli altri avrebbe potuto fare molto di più. È stato il miglior politico che io abbia mai conosciuto. Non è paragonabile ai politici di nessuna specie, per il semplice fatto che non ha mai detto una bugia, mai illuso nessuno e mai fatto speculazioni. Solo lui ha sempre mantenuto le promesse, la sua parola era oro. Si schierava sempre dalla parte degli ultimi, rifiutando sempre di sedersi accanto ai potenti.

È per questo che Napoli vuol dire Maradona e viceversa, in tutto il mondo. Maradona non morirà mai. Vivrà sempre dentro coloro che grazie a lui hanno gioito e sperato. La vera eredità che lascia alla sua famiglia e ai napoletani è la sua storia, il bene più prezioso. Maradona non è morto, è morto il calcio che lui ha sempre criticato, quello marcio. Però, con la morte di Maradona, finisce un’epoca. C’è un mondo ante Covid e ce ne sarà uno post Covid. Stesso discorso con Diego: c’è un mondo prima di Maradona e uno dopo Maradona.

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