«Se c’è una figura che il Presidente ascolta e stima, è certamente lei, perché la vede vicina alla sua politica». Così la corrispondente Mediaset, Maria Luisa Rossi Hawkins, commenta lo strappo di Donald Trump con Giorgia Meloni e i timori scaturiti degli ultimi giorni. Una visione piuttosto ottimista, caratterizzata da «un profondo legame tra Stati Uniti e Italia che trascende le singole presidenze».

Hawkins, come sono oggi i rapporti tra Italia e Stati Uniti, alla luce dell’attacco di Trump alla presidente del Consiglio Meloni?
«I rapporti tra Italia e Stati Uniti trascendono qualsiasi affermazione momentanea o umore riportato dalla stampa, che spesso pubblica contenuti al solo scopo di provocare. Il nostro è un legame di antica e profonda amicizia, un’alleanza su questioni cruciali che supera le singole presidenze, le Amministrazioni e, soprattutto, le polemiche del momento. Non credo, quindi, che siano cambiati minimamente rispetto a quelli che intercorrevano, ad esempio, con le Amministrazioni Biden o Obama. Parliamo di alleanze strategiche e amicizie secolari, basate su una stima e una fiducia che continuano stabilmente negli anni».

Quindi che cosa vuole ottenere Trump quando la critica?
«Ritengo che le parole di Trump non siano rivolte specificamente alla presidente Meloni, quanto piuttosto a un senso di insofferenza e delusione nei confronti dell’Unione europea. Trump non ha mai fatto mistero dei suoi dubbi verso la compagine europea. Credo che la sua critica nasca dal fatto che l’Europa non assuma la leadership internazionale che le spetterebbe come grande potenza. Questo si ricollega al documento sulla sicurezza strategica, in cui gli Stati Uniti rivendicavano un’alleanza con un’Europa capace di diventare “striving for greatness“, ovvero di puntare alla grandezza che le pertiene. L’insofferenza di Trump non riguarda i singoli, ma il fatto che una tale potenza economica e politica non si comporti come tale».

Alcuni Stati europei hanno reagito con una missione congiunta di bonifica nello Stretto di Hormuz. Sarà sufficiente per il tycoon?
«Questo lo sanno solo il Presidente e i suoi pochi consiglieri, ma credo che Trump stesse aspettando un segnale. Nei suoi tweet ha spesso ricordato che gli europei “ci aiutano a cose fatte”, un concetto che rimane impresso, ma nulla nel mondo di Trump è insanabile».

Giorgia Meloni riuscirà a essere la figura mediatrice in grado di ricucire i rapporti tra Stati Uniti, Italia ed Europa?
«Ero presente nella stanza durante l’incontro con Giorgia Meloni lo scorso anno e posi personalmente al Presidente questa domanda. La risposta di Trump fu netta: non solo la definì una grande leader, ma aggiunse che, per lui, l’Europa è Giorgia Meloni. Se c’è una figura che il Presidente ascolta e stima, è certamente lei, perché la vede vicina alla sua politica. Tuttavia, bisogna essere chiari: in politica estera non esistono “amicizie”, esistono convergenze di interessi. Spetterà alla premier valutare le proprie opzioni e agire secondo l’interesse nazionale italiano. Se queste convergenze dovessero venire a mancare, ogni leader deve fare ciò che è meglio per la propria nazione. Meloni ha la stima di Trump, ma sarà lei a decidere come muoversi; non spetta a me suggerirle cosa fare».

A un anno dai dazi e con le tensioni politiche attuali, come procedono i rapporti economici e lo scambio commerciale tra Italia e Stati Uniti?
«I nostri rapporti commerciali con l’America non sono stati minimamente scalfiti. So per certo che le aziende italiane continuano a commerciare e a fare affari con gli Stati Uniti in maniera molto proficua. Anche l’atteggiamento di Trump sui dazi, che pure ha destato preoccupazione, è stato bloccato da una decisione della Corte Suprema. Questo conferma che la struttura dei nostri rapporti economici è solida e viaggia su un binario parallelo rispetto alle dichiarazioni politiche o agli “umori” del momento».

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Ruben Caivano, studente al terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Studi Europei. Appassionato di attualità, relazioni internazionali e integrazione europea, guardo alla storia del secolo scorso come una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli eventi di oggi.