Provate a prenderlo. Prova tu, se ci riesci: Sergio Ramos dei bei tempi, per alcuni il miglior difensore di tutti i tempi, soprattutto di questi tempi. Seminato come un bambino in una serpentina sul prato del Santiago Bernabeu. E provaci tu, Jerome Boateng, che ha vinto tutto, Bundes e Champions e Mondiale. Anche lui messo a sedere al Camp Nou come l’ultimo dei brocchi. E provateci voi, tocca a voi Bleues: domani in questa finale del Mondiale in Qatar del 2022, appuntamento col destino per Lionel Messi, la Pulga, la pulce, il talento di Rosario, un predestinato che con l’Albiceleste può compiere la sua ultima impresa, rimpire quello spazio vuoto in bacheca, esaudire la sua promessa. Un uomo nato per i duelli, compiuto a pieno nel dribbling.

E Nicola Verlato lo ha dipinto proprio così: in quell’attimo descritto, come infinito, mentre supera sotto una luce caravaggesca una masnada di avversari ubriacati, di tutte le maglie e di tutte le etnie, ancora a mezz’aria trafelati o accatastati come sulla zattera di Géricault. 111 per 203 centimetri, olio su tela. Prima che venisse contattato da una grande casa pubblicitaria nel 2016 aveva dipinto solo di hooligans, per quanto riguarda il calcio, ultras. Niente campo insomma. “Di solito rifiuto quando l’argomento non mi interessa o nel caso in cui non mi viene concessa libertà. La campagna si chiamava ‘Messi don’t go down’. E chi lo butta a terra, appunto: sempre là siamo.

E fu una tortura per Verlato – pittore, scultore, musicista, architetto – che modella i corpi come nell’arte classica, li illumina con quelle figurative e le anima con tecnologie moderne. Citazioni e influenze sono evidenti, uno sguardo anche sociale e peculiare pure. Classe 1965, è nato a Verona, vive tra Roma e Los Angeles, ha esposto ed espone in tutto il mondo. In questi giorni, fino al’8 gennaio 2023, al Museo Nazionale di Matera con la mostra Hostia. Pier Paolo Pasolini, ispirata alla tragica morte dell’intellettuale nella città cara a PPP: vi aveva girato nel 1964 Il Vangelo Secondo Matteo.

Fu tortura dicevamo: perché in questi casi, su commissione, si ha a che fare con fusi orari e molte voci. “Del risultato sono però piuttosto contento. Non sono un esperto di calcio. Ho fatto molti quadri su figure che potremmo ascrivere alla mitologia contemporanea e mi sento di dire che Messi rientra nella categoria. Mi sono informato ulteriormente su di lui e nel frattempo è cresciuta perfino la mia ammirazione nei suoi confronti. È a un livello superiore, per la bellezza delle azioni che compie: il sublime, quello che impietrisce lo spettatore“. Fermi tutti: per questa Pulga in pantaloncini, per le sue azioni poco trascendentali, gol e assist, si può parlare di opera d’arte? “Credo che a un certo livello il gesto sportivo possa essere in sé opera d’arte. Qualcosa che ha a che fare con un livello superiore dell’azione umana: non sono il primo a dire qualcosa del genere, anche Pasolini parlava del calcio in questi termini”.

Foto per gentile concessione dell’artista (dal sito nicolaverlato.com)

E quindi opera d’arte il gol della risalita con il Messico, alla seconda partita dei gironi e dopo la disastrosa derrota Albiceleste all’esordio con l’Arabia Saudita – in cui comunque Messi aveva segnato; opera d’arte lo scambio in velocità e il fendente sul secondo palo agli ottavi con l’Australia; opera d’arte – questa davvero invisibile per ogni altro essere umano – il passaggio filtrante per Molina ai quarti contro l’Olanda; opera d’arte infine la serpentina e la prestazione tutta contro la Croazia. Il capitano e numero 10 dell’Argentina finora è per distacco il miglior calciatore del Mondiale. Domani, nella finale delle 16:00 contro la Francia ha il suo appuntamento con la storia. I Bleues campioni in carica sono più forti, sulla carta favoriti: ma con un Messi così si può sognare, tra Argentina e altri accoliti.

Lui fin dall’inizio accostato e paragonato a Diego Armando Maradona, l’eroe argentino del Mondiale del 1986 e degli Scudetti napoletani; in carriera a rivaleggiare costantemente con il Real madridista Cristiano Ronaldo in un duello che ha segnato gli anni dieci del calcio; domani di fronte a Kylian Mbappé, il fenomeno del pallone di oggi e di domani che una Coppa del Mondo l’ha già vinta in Russia 2018, battendo tra l’altro l’Argentina e Messi nel cammino. Una vita che è un duello: sempre vinto però in campo aperto, a scartare tutti come birilli, come nel quadro di Verlato. “Con quel dipinto sono riuscito a superare la difficoltà di quando ci si occupa di qualcosa che è stata infinite volte documentata da altri media. Come fa il pittore a inserirsi in quel processo di immagini che si aggira intorno a una figura come Messi? La pittura può aggiungere qualcosa, l’idea di un tempo cristallizzato, visto e vissuto con una luce che non è quella dello stadio, l’istante che diventa eterno, più di quanto possa succedere con la fotografia, lo scatto rubato”.

C’è la descrizione di un attimo, c’è il senso del tempo che cattura il campione in una carriera, nella sua giocata più iconica. Quando durante la realizzazione si documentava e diventava esperto di Messi, Verlato aveva notato una “fantasia estrema ma estremamente calcolata, in cui tutto proviene da un controllo totale della situazione. Guardandolo mi faceva l’impressione di qualcuno che riesce a vedere cose che altri non riescono a vedere”. Un talento addestrato e gestito al meglio per arrivare a 35 anni a determinare in Qatar. E quindi, che pittore sarebbe Messi: “Ha potenza, precisione, questo controllo geometrico nel mondo. Mi viene in mente Mozart, per la pittura Piero della Francesca. Sì, per questa sua geometria imprevedibile ma al compimento precisissima, questo senso matematico del mondo”. Verlato tiferà Argentina.

 

Avatar photo

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.