I primi a sentire la mancanza dell’ormai ex sindaco Luigi de Magistris saranno stati gli studenti. A cominciare da quelli un po’ “ciucci”, come si dice a Napoli, sempre a caccia di pretesti per sfuggire a interrogazioni e compiti in classe. Avranno avuto un colpo quando il nuovo primo cittadino Gaetano Manfredi ha deciso di tenere aperte le scuole comunali nonostante l’allerta meteo arancione diramata dalla Protezione civile. Chissà quanti avranno gridato «aridatece Giggino» dopo aver capito che le previsioni infauste non sarebbero bastate a tenerli lontano dai banchi. Quella che molti studenti avranno incassato con rammarico è, per altri versi, una decisione che segna una netta discontinuità con un passato recente fatto di scuole chiuse a ogni alito di vento e a ogni acquazzone. La vicesindaca Mia Filippone è stata chiara: «Non vogliamo interrompere la regolarità dell’azione educativa». Che è un po’ come dire «la ricreazione è finita».

La stessa discontinuità emerge dalle decisioni del Comune sulla movida selvaggia. In realtà, di provvedimenti non ne sono stati ancora presi e Palazzo San Giacomo farebbe bene a darsi una mossa anziché limitarsi ad annunciare, sondare e ipotizzare senza concludere granché. Ma c’è una battuta di Manfredi che pure contribuisce ad archiviare il decennio di Dema: «Non possiamo avere una città invasa dai tavolini», ha detto il sindaco prefigurando «una serie di interventi a partire dal cambio di regolamenti e di orari» di apertura e chiusura dei locali. Tradotto: basta col centro storico ridotto a friggitoria a cielo aperto e senza regole.

Insomma, il cambio di passo c’è ed è piuttosto evidente, soprattutto per quanto riguarda la scuola. Ma le condizioni in cui versa Napoli sono talmente disastrose che pure la nuova linea – in parte attuata e in parte annunciata da Manfredi – potrebbe non. Torniamo alla scuola: bene l’apertura nonostante l’allerta meteo, ma ciò che serve subito è un piano di manutenzione degli istituti di proprietà comunale (e anche di quelli superiori, visto che rientrano nella competenza della Città metropolitana di cui sempre Manfredi è numero uno). Napoli, infatti, spende meno della media nazionale per i lavori nelle scuole: 3.583 euro per edificio a fronte dei 17.780 a livello nazionale. Poco, soprattutto se si pensa che quasi la metà degli istituti è stata costruita tra il 1941 e il 1974. Stesso discorso per il verde urbano: la spesa di 18,31 euro per residente non basta a garantire decoro e sicurezza, come dimostra il crollo di un albero registrato proprio ieri a pochi passi dalla scuola Della Valle di Posillipo.

Il ragionamento vale anche per la movida: repressione e controllo non sono sufficienti, serve una strategia di lungo periodo che renda il by night sostenibile per i residenti e magari lo trasformi in uno strumento di rilancio delle periferie. Con i quartieri romani di Esquilino e Pigneto ha funzionato, come Andrea Di Consoli ha spiegato sul Mattino, e non si vede perché non dovrebbe funzionare pure con Centro direzionale, Poggioreale, Ponticelli e Barra. Occorrono strategie serie, dunque, e una visione di città altrettanto credibile. Altrimenti i buoni propositi resteranno tali e Napoli non riemergerà dal baratro in cui è piombata.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.