La parola d’ordine è “accoglienza”, quella che sta facendo tremare il mondo è invece “Kabul”. Le immagini degli occhi delle donne e degli uomini in fuga dal regime dei talebani impongono di pensare che la capitale dell’Afghanistan non sia poi così lontana da noi e che tutti debbano tendere la mano a chi scappa dall’inferno. Ecco perché Napoli si mobilita.

«Chiediamo all’Italia e al Governo di realizzare nel più breve tempo possibile corridoi umanitari per portare in salvo migliaia di uomini, donne e bambini afghani che in questo momento rischiano la vita – spiega Marco Rossi, referente napoletano della Comunità di Sant’Egidio – Tutti gli enti sono impegnati in questa operazione difficilissima. Mi associo quindi all’appello del fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, che ha chiesto di intervenire affinché i profughi siano accolti in Italia nel quadro di una collaborazione attiva e armonica tra tutti i soggetti coinvolti».
Napoli e la Campania, dunque, sono pronte a fare la propria parte.

«La situazione è molto complessa – continua Rossi – soprattutto per la partenza dei profughi dall’Afghanistan, non tanto per il loro arrivo qui. La nostra Regione ha sempre accolto chi fuggiva da guerra e povertà e la rete di persone disponibili ad aiutare c’è ed è molto forte. Ma ora va aperto il corridoio umanitario». Le scene dei civili aggrappati alle ali di un aereo militare statunitense in partenza da Kabul sono tremende e raccontano il dramma di chi, dopo anni di guerra, teme il ritorno della legge islamica e dell’oscurantismo. «Questo governo talebano sembra più aperto rispetto a quello di vent’anni fa, ma la difficoltà di aprire dei corridoi umanitari è incontestabile – afferma Rossi – Noi siamo pronti: Napoli dispone di numerose strutture d’accoglienza e diverse parrocchie e comunità in penisola sorrentina, a Salerno e a Benevento sono pronte ad accogliere i profughi e a inserirli in contesti familiari come è già accaduto in passato». Napoli vuole confermarsi città accogliente e sempre pronta ad aiutare chi versa in difficoltà. «Qui a Napoli, l’impatto emotivo è stato molto forte – racconta Rossi – Ho ricevuto tante telefonate di cittadini che mi chiedevano che cosa fare per aiutare gli afghani. C’è una forte sensibilità sul tema, soprattutto per quanto riguarda donne e bambini che in questo momento rischiano più di tutti».

Anche Emergency è in prima linea per accogliere chi arriverà in Campania. «Non abbiamo notizie certe in merito all’arrivo dei profughi afgani, ma siamo pronti a fare la nostra parte – fa sapere Peppino Fiordelisi, coordinatore regionale di Emergency – In Campania abbiamo due ambulatori, uno a Ponticelli e l’altro a Castel Volturno, attrezzati per fornire una prima assistenza sanitaria. Purtroppo non abbiamo strutture per poter ospitare i rifugiati: perciò associazioni, Comune e Regione devono lavorare insieme per garantire l’accoglienza». La disponibilità delle associazioni arriva all’indomani delle dichiarazioni di Carlo Marino, primo cittadino di Caserta e presidente dell’Anci Campania, secondo il quale «i sindaci sono pronti ad accogliere per motivi umanitari i profughi che rischiano la morte in Afghanistan».

«Da padre di quattro ragazze – ha aggiunto Marino – guardo le immagini di tante bambine, in fuga dalla violenza con gli occhi spaventati, e non posso restare indifferente a questo grido di dolore. Io sono abituato a metterci la faccia e a fare la mia parte. Per questo, da presidente dell’Anci Campania, davanti al dramma umanitario a cui stiamo assistendo, lancio la proposta a nome dei sindaci dei Comuni della nostra regione: non restiamo indifferenti perché ognuno di noi, con un piccolo gesto, può opporsi alla violenza cieca dei talebani».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.