Minacce al pubblico ministero durante il processo per l’omicidio di Matilde Sorrentino, la “mamma coraggio” che denunciò i pedofili del rione Poverelli di Torre Annunziata e fu uccisa nel 2004 in un raid. “Se fossero imputati Pasquale Galasso o Carmine Alfieri (due ex mafiosi, ora collaboratori di giustizia, ndr) qua allora sarebbe diverso. Gliela facevo levare da dosso quella toga. Ma dato che io non sono Pasquale Galasso né “Carminuccio” Alfieri, il dottor Filippelli fa ancora il Pubblico Ministero”, sono le parole pronunciate spontaneamente in aula da Francesco Tamarisco, imputato per l’omicidio.

Ritenuto uno dei più potenti narcotrafficanti al servizio dei clan, fu coinvolto nella vicenda dei pedofili della scuola degli orrori del suo rione: condannato in primo grado, fu poi assolto in appello. Ma secondo il procuratore aggiunto di Torre Annunziata, Pierpaolo Filippelli, Tamarisco volle vendicarsi con quella donna che aveva animato le denunce, facendola ammazzare.

Durante la testimonianza del pentito Aldo Del Lavale, Tamarisco ha preso la parola dalla saletta del carcere da cui era collegato in videoconferenza, rilasciando alcune dichiarazioni spontanee che non avevano a che vedere con il processo. La frase citata è stata ritenuta intimidatoria dai giudici della Corte d’Assise di Napoli. “Io mi assumo tutte le mie responsabilità”, la replica dell’imputato, che ha poi aggiunto una serie di parole in dialetto ora al vaglio per valutare la presenza di eventuali ulteriori minacce.

Il procuratore Nunzio Fragliasso ha espresso solidarietà al collega, già sottoposto al livello 3 di protezione per le minacce ricevute dai clan di camorra di Ercolano. “Ho informato la Procura Generale – ha aggiunto il capo della Procura – per l’ennesimo episodio che ci dà un’ulteriore cifra della situazione di degrado e violenza in una città, Torre Annunziata, dove un innocente viene ammazzato per cambiare una ruota alla figlia e un 17enne viene gambizzato per futili motivi nella strada più frequentata”.

Redazione