È diventata l’ossessione del governo Meloni, la misura simbolo da fare a pezzi sull’altare delle promesse elettorali del cartello di destra che lo scorso 25 settembre ha vinto le elezioni. Parliamo del Reddito di cittadinanza, già fortemente ridimensionata dalla prima legge di bilancio dell’esecutivo, ma che potrebbe subire ulteriori modifiche quando la manovra arriverà all’esame delle due Camere.

Ad avanzare nuove idee per modificare la misura istituita dal primo governo Conte, col sostegno decisivo nel governo e in Parlamento della Lega di Matteo Salvini che oggi la bombarda quotidianamente, è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

L’indicazione arrivata dal neo ministro è quella di negare il Reddito di cittadinanza a chi non ha completato l’obbligo scolastico. Una scelta che Valditara giustifica dai numeri di una sua ‘ricerca’ sui percettori, che il ministro definisce “sorprendente e inquietante: “In Italia ci sono 364.101 percettori di reddito di cittadinanza nella fascia tra i 18 e i 29 anni. Di essi 11.290 possiede solo la licenza elementare o nessun titolo, e altri 128.710 soltanto il titolo di licenza media“, ha sottolineato il ministro.

Noi riteniamo si debba prevedere l’obbligo di completare il percorso scolastico per chi lo abbia illegalmente interrotto o un percorso di formazione professionale nel caso di persone con titolo di studio superiore ma non occupate né impegnate in aggiornamenti formativi, pena in entrambi i casi la perdita del reddito, o dell’eventuale misura assistenziale che dal 2024 lo sostituirà“, è dunque la proposta del ministro.

Valditara ne fa anche una proposta ‘politica’ oltre che meramente economica, rivendicando come la sua idea  “mostra come come la parola Merito nella visione mia e del governo non sia un orpello retorico, ma costituisca un preciso indirizzo politico”. Secondo il ministro infatti “questi ragazzi preferiscono percepire il reddito anziché studiare e formarsi per costruire un proprio dignitoso progetto di vita. Il reddito collegato all’illegalità tollerata del mancato assolvimento dell’obbligo scolastico è inaccettabile moralmente: significherebbe legittimare e addirittura premiare una violazione di legge”.

Nuove idee che arrivano nell’ambito della ristrutturazione del Rdc annunciata dalla presidente del Consiglio Meloni, propedeutica alla cancellazione a partire dal primo gennaio 2014. A partire quella data il governo ha previsto due nuove misure: al posto del Reddito subentreranno due strumenti, uno destinato a categorie fragili e poveri che non possono lavorare e un altro per le persone in grado di lavorare.

A partire da gennaio 2023 invece le persone tra il 18 e 59 anni abili al lavoro e che non abbiano nel nucleo familiare disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età ed escluse le donne in gravidanza, avranno diritto al reddito per otto mesi contro gli attuali 18 mesi rinnovabili. Per sei mesi è prevista la partecipazione a un corso di formazione o di riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito. L’assegno andrà perso anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta di lavoro considerata congrua, dalle due attuali e dalle tre iniziali della legge istitutiva del 2019.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia