Pubblichiamo di seguito il testo quasi integrale della lettera inviata da 67 magistrati al Presidente Mattarella.

Signor Presidente della Repubblica,
Le scriviamo avendo ben presente il Suo discorso del 21 giugno 2019 al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, nel quale esprimeva, con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l’autorevolezza dell’Ordine Giudiziario. In quel discorso, Ella sollecitava modifiche normative per impedire l’inaccettabile costume che si era manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare un’adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM.

È tornato sul concetto un anno dopo, il 29 maggio 2020, quando, imperversando e intensificandosi ulteriormente lo scandalo che sta abbattendo completamente la credibilità delle istituzioni giudiziarie, attraverso una nota del Suo Ufficio stampa, nell’evidenziare come in quel momento non potesse farsi luogo allo scioglimento del CSM, Ella ha ribadito come sia compito del Parlamento quello di predisporre e approvare una legge che preveda un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi. (…)

Oggi, un altro anno è passato ma, con grande rammarico, dobbiamo prendere atto che il Suo accorato auspicio è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà.
Nel frattempo, lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall’uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile. Al netto di ogni tentativo di strumentalizzazione, di cui siamo pienamente consapevoli, riteniamo che i fatti, come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati. Si avverte, inoltre, una profonda contraddizione rispetto all’esigenza di trasparenza e completa conoscenza di quanto risultante dagli atti. (…)

Tra coloro che sono stati investiti dalle rivelazioni dei mezzi di informazione, infatti, solo una parte, pur significativa ma certamente non completa, ha liberato l’Istituzione che rappresentava dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti o con l’anticipato abbandono dell’Ordine giudiziario. Al contempo, in relazione a comportamenti che nell’esercizio delle funzioni non esiteremmo a censurare con fermezza, non solo difettano le doverose iniziative delle autorità competenti ma, sotto il profilo disciplinare, si è anche registrata l’adozione di una generale direttiva assolutoria, col conseguente rischio che comportamenti di tale genere, anziché essere sanzionati, siano avallati e ulteriormente incentivati.

Allarma, al riguardo, apprendere dal racconto di un ex Presidente dell’ANM ed ex membro del CSM – che non risulta né smentito né oggetto di querele – che comportamenti di questo tipo sarebbero stati realizzati da chi, nominato proprio in nome di una forte discontinuità con il comportamento del suo predecessore costretto alle dimissioni, avendo il compito istituzionale di curare l’interesse pubblico al rispetto della disciplina da parte degli appartenenti all’ordine giudiziario, ha adottato siffatta generale direttiva. Frattanto, il tempo passa e per tutti i magistrati che non si riconoscono nelle perverse dinamiche disvelate dalle inchieste – vittime anch’essi, insieme ai cittadini tutti, di tali meccanismi – diventa sempre più flebile la speranza dell’avvio di quelle iniziative che stanno da tempo chiedendo a gran voce e che Ella ha fortemente auspicato.

Il vano trascorrere del tempo, inoltre, anche in ragione dei termini normativamente previsti per l’accertamento delle condotte dei singoli, pone a rischio ogni possibilità di futura verifica, tanto da farci ritenere auspicabile l’intervento di una Commissione Parlamentare di inchiesta volta a fare definitiva chiarezza. E tuttavia, pensiamo di non potere rassegnarci alla inerzia. Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti che la via per il ripristino della credibilità della Giurisdizione (…) passi ineludibilmente per una radicale riforma dell’Ordinamento giudiziario. (…)

Due dovrebbero essere, a nostro giudizio, i punti essenziali e imprescindibili di tale iniziativa: l’inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del CSM e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi.
(…). La rotazione è in grado di eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli. (…)

Per queste ragioni Le chiediamo, nel Suo ruolo di garante della Costituzione, di intervenire affinché sia finalmente intrapreso il cammino per l’eliminazione dei fattori distorsivi dell’imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno, ripristinando la legalità delle sue dinamiche; siano rimosse le cause che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell’Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della Magistratura; sia assicurato l’allontanamento da tali ruoli di coloro che non sono risultati all’altezza del compito.
Le chiediamo, signor Presidente, di tornare a intervenire con la Sua autorevolezza, per avviare finalmente l’ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l’Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti.