Come spesso succede da mesi, appena scatta il weekend di sole i napoletani (e non solo) escono dalle loro case e affollano le strade. In questo periodo di zona rossa “rafforzata” dalle ulteriori strette imposte dal governatore Vincenzo De Luca la situazione è diventata veramente difficile da gestire.

Parchi, lungomari e ville comunali sono chiusi ma dopo un anno di restrizioni l’insofferenza si fa sentire, soprattutto per i più piccoli che in Campania sono costretti alla Didattica a Distanza da oltre un mese e possono contare pochissimi giorni di scuola in presenza. Le manifestazioni no Dad si sono susseguite in tutta Italia durante l’ultimo weekend di marzo ma il problema è pratico: dove portare i bambini per qualche ora di movimento fisico e una boccata d’aria?

Al Vomero la situazione domenicale è stata paradossale: gruppi di bambini che con i loro genitori hanno affollato il perimetro dei giardinetti di via Ruoppolo. Tanti bambini hanno guardato attraverso le inferriate, malinconici, i loro giochi vuoti e a loro preclusi. E la rabbia e l’insofferenza dei genitori è tanta. “Gli adulti hanno diritto a fare attività fisica, anche i più piccoli hanno lo stesso diritto, solo che non li puoi mandare a correre sui marciapiedi della città facendo lo slalom tra persone e auto”, dice Paolo, un papà con il bimbo a seguito.

“Al nord si sono ammalati di più perché passano più tempo al chiuso perché fa freddo, al Sud si sta molto di più all’aperto e la situazione è più gestibile. Non c’è paese che abbia fatto un divieto del genere”, continua Paolo arrabbiato. Lui lavora a Milano e conosce anche un’altra situazione diversa da quella napoletana.

“Questi poveri bambini con i parchi chiusi sono costretti a giocare per strada tra cacche di cane, cicche di sigaretta e spazzatura – dice Serena, mamma di un bimbo di 1 anno e mezzo che ha appena iniziato muovere i suoi primi passi da solo – raccolgono tutto. Il verde è più pulito. Mio figlio ha quasi rischiato di mettere le mani sulla cacca di cane”.

“La situazione è paradossale – dice Marco, un papà con due bambini – Alla fine se non scendiamo in strada almeno per qualche ora poi che facciamo? Nemmeno a casa possiamo incontrarci”. E intanto le vie dello “struscio” vomerese, via Scarlatti, via Luca Giordano e Piazza Vanvitelli erano stracolme soprattutto di genitori con i figli a seguito. Tutti però indossavano la mascherina e cercavano, dove possibile, di ricavarsi uno spazio distanziato dagli altri.

Una situazione non semplice: “I bambini nemmeno per strada possono fare niente – dice Francesco, energico papà con due bambini di 6 e 3 anni – sono uscito con i miei figli con il monopattino e la bici. Ma tra strade rotte e affollate alla fine è stato un incubo”.

“La reazione dei bambini a tutto ciò è che non vogliono uscire di casa, vogliono stare davanti alla TV, si scocciano di tutto lo stress che provano in strada e alla fine cosa gli resta? La Dad, un Pc con dentro delle persone virtuali che non sempre riescono a seguire. A tutto questo talvolta contribuiscono anche le maestre che non perdono occasione per lamentarsi di questa situazione”, conclude Francesco.

Le strade del Vomero sono state affollate nel weekend con negozi con il cartello con su scritto “Aperto per spedizione” e grappoli di ragazzi che facevano aperitivo nascosti negli anfratti. “Ma come dargli torto? – dice un signore sulla 60ina hanno bisogno anche loro di uscire. Stanno chiusi al Pc da un anno ormai”.

“Rispetto a un anno fa la gente si è scocciata e scende – dice una signora sui 50 anniGiusto un anno fa avevamo paura e non mettevamo il naso fuori casa. Oggi non ce la facciamo più e basta”. A incalzare la sensazione del “sacrificio immotivato” è forse anche un’altra questione: “Non mi sembra che i contagi stanno calando nonostante le scuole chiuse – dice un altro papànon vanno a scuola da un mese, quindi forse il problema non sono loro? Non si vedono i risultati sui contagi, un anno fa avevi paura che gli ospedali collassassero. La Regione non ha fatto nulla per consentire di stare aperti se non la campagna vaccinale. Poi nessuna altra azione”.

“La situazione è davvero pesante– dice Federica, mamma di due bambini – Il paradosso secondo me è che alla fine hanno tutti ragione: chi chiude e chi apre ed esce nonostante i divieti”. Dopo l’ennesimo weekend di folla in strada e consapevoli che le belle giornate aumenteranno con la primavera, viene da chiedersi: non sarebbe forse meglio aprire almeno i parchi per consentire a gran parte della cittadinanza di trovare il loro posto al sole? Invece la Villa Comunale, il Bosco di Capodimonte e tanti altri spazi all’aperto (sebbene in città ce ne siano pochissimi) restano chiusi. E i bambini alle sbarre a guardare.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.