Medici, infermieri e operatori sanitari presto non potranno più rifiutare il vaccino. Lo ha annunciato il premier Mario Draghi in conferenza stampa. “Il governo intende intervenire, non va assolutamente bene che siano a contatto con malati. La ministra Cartabia sta preparando un provvedimento su questo. Come, è tutto ancora da vedere”, ha detto il presidente del Consiglio, anticipando che sul tema “ci sarà un decreto”.

Il problema riguarda soprattutto le Rsa, le residenze per anziani, dove si concentra il maggior numero di operatori sanitari non coperti dal vaccino. Non si tratta solo di convinti no-vax ma anche di scettici o di persone che non lo hanno ancora avuto per problemi di gestione delle Regioni. Secondo i dati, il 40% di loro non ha ancora avuto il vaccino, circa 100mila persone. Creto è che il problema è grande.

Riguardo ai medici ospedalieri i sindacati ipotizzano circa il 2% di mancate adesioni alla campagna. Cioè tra 1.150 e 2.300 camici bianchi su 114.000. Gli infermieri danno dati ancora più bassi, nell’ordine di qualche centinaia di non vaccinati. Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, ha fatto una prima stima: la copertura rilevata è più o meno del 96,5%. Ci sono cioè circa 35 mila persone che non hanno fatto nemmeno la prima dose. Il dato comprende tutti coloro che lavorano in sanità, anche i dipendenti delle cliniche convenzionate e private.

Ed è proprio la ministra Cartabia che, da giudice costituzionale, firmò una delle sentenze con cui la Consulta ha sostenuto la legittimità dell’obbligo vaccinale; una pronuncia sul morbillo, dunque su un’emergenza sì, ma che nulla ha a che vedere con la pandemia che il mondo intero sta affrontando pagando un sacrificio altissimo in termini di vite umane. Chi pensava in un provvedimento che si limitasse a imporre sospensioni e traslochi a sanitari no vax probabilmente dovrà ricredersi: tutto sembra portare alla linea dura e, per giunta, in tempi strettissimi.

A spingere verso il pugno duro sono stati i casi di contagio nelle strutture sanitarie come accaduto a Lavagna, piccolo comune in provincia di Genova, dove un operatore sanitario non vaccinato ha infettato 8 pazienti e un infermiere. Un cluster nel reparto di medicina dove tutti gli operatori dovrebbero essere vaccinati ma dove alcuni rifiutano le dosi come accade anche in altri luoghi di Italia.

L’ obbligo probabilmente riguarderà solo chi lavora strettamente a contatto con i pazienti, inclusi i medici di famiglia. “Però bisogna anche riconoscere che l’adesione del personale sanitario è stata straordinariamente rilevante – ha rimarcato il ministro Roberto Speranza, in conferenza stampa al fianco di Draghi- Noi interverremo su una quota che è molto residuale, e credo che questo vada riconosciuto”.

“Tutti gli operatori sanitari hanno svolto un lavoro straordinario e hanno dato anche un esempio positivo – ha sottolineato ancora il ministro – C’è un pezzetto, molto minimale, che ora stiamo provando anche a formalizzare sul piano quantitativo, e su questo stiamo valutando l’intervento con una norma”. “Ma la stragrande maggioranza dei nostri medici e dei nostri infermieri – ha ribadito Speranza – in maniera del tutto volontaria ha risposto positivamente, dando anche il buon esempio rispetto all’obiettivo della vaccinazione”.