Gli uffici giudiziari come «piccoli granducati in cui ognuno fissa i criteri del proprio funzionamento», la giurisdizione come «un pianeta con proprie autonome regole delle quali non si risponde a nessuno e fra le quali vi è la convinzione di avere diritto a una posizione privilegiata rispetto a un problema che riguarda l’intera collettività sociale, avvocati compresi» e una costante: «Considerare gli avvocati come degli ospiti fastidiosi e petulanti, come se andassero a casa di un dirigente o di un presidente di tribunale a ora di pranzo».

Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane (Ucpi) Gian Domenico Caiazza interviene al dibattito sulla paralisi della giustizia che si è svolto all’hotel Britannique su iniziativa dei presidenti delle Camere penali del distretto della Corte di Appello di Napoli. “Non siamo ospiti” non è soltanto l’hashtag dell’evento, ma è anche la sintesi del sentimento provato dall’avvocatura nei vari Palazzi di giustizia. Gli avvocati rivendicano il loro ruolo all’interno dei tribunali, protestando contro decisioni di capi degli uffici e dirigenti amministrativi che impediscono o limitano l’accesso nelle aule e nelle cancellerie.

«Non dobbiamo chiedere il permesso di entrare e non lo possiamo ricevere dalla dirigente della cancelleria», precisa Caiazza. «I presidenti dei tribunali sono terrorizzati, nella loro veste di datori di lavoro, dalle possibili iniziative di un dipendente che dovesse infettarsi. Ma questo problema va affrontato con i sindacati del pubblico contratto – aggiunge Caiazza – Io vorrei capire come mai un cancelliere o un segretario non si infetta se va dal parrucchiere, in palestra o ad un aperitivo con gli amici ma rischia di infettarsi se un avvocato chiede di poter ritirare una copia del fascicolo».

«I dipendenti del comparto giustizia – aggiunge – devono capire che l’avvocatura è al loro fianco nella richiesta di dotare i tribunale di tutti gli strumenti possibili per la tutela della salute collettiva, ma non possiamo accettare risposte di chi dice che non dobbiamo disturbare e definisce le nostre assurde pretese». File, porte chiuse, rinvii comunicati talvolta il giorno prima della celebrazione dell’udienza, e avessi nei tribunali solo su prenotazione: gli avvocati denunciano «una paralisi della giustizia» e «il fallimento dello smart working» per il personale amministrativo.
«A settembre – sperano – vogliamo una ripresa senza equivoci, ambiguità e sacche di privilegio».