La difesa e unificazione con la ‘madre patria’ della popolazione russofona, ma non solo. Accanto alla “motivazione ufficiale” annunciata dal Cremlino per l’invasione avviata ormai 55 giorni fa nel Donbass, la regione nell’estremo oriente ucraino, già al centro di una guerra civile dal 2014 che vede Mosca finanziare e armare le milizie separatiste, ce n’è una ufficiosa ma ben più remunerativa per le casse dissanguate del Cremlino.

Per un Paese in chiara difficoltà economica come la Russia, pesantemente sottoposto alle sanzioni internazionali che rischiano di provocare il default tecnico, l’aggressione militare nel Donbass potrebbe portare a Mosca le grosse ricchezze minerarie della regione del Donbass, oltre ad un possibile allargamento e conquista dell’intera fascia costiera che vada Mariupol a Odessa passando per la Crimea, impedendo ogni sbocco sul Mar Nero a Kiev.

Già, le risorse minerarie del Donbass. La regione contesa tra il governo ucraino e i separatisti filo-russi ha ingenti riserve di metalli e terre rare, fondamentali per la costruzione di dispositivi tecnologici come smartphone, computer, fotocamere digitali, batterie ricaricabili e persino gli aerei da combattimento.

Ucraina che ha la più grande riserva europea di manganese, possiede il 6% delle riserve mondiali di ferro (88 giacimenti, di cui la maggior parte proprio nel Donbass), è al primo posto in Europa per riserve di titanio e detiene il 20 per cento delle risorse mondiali di grafite e il primato mondiale del caolino, un’argilla usata nell’edilizia, in agricoltura e nella cosmesi.

C’è poi la questione relativa al carbone, di cui il Donbass è ricco di miniere da circa 100 miliardi di tonnellate, oltre ai giacimenti per 135 milioni di tonnellate di petrolio e 1,1 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturale.

Ma il Paese, pur essendo dunque tra i più ricchi di risorse minerarie, non è ancora riuscito a sfruttarle appieno, anche se il 42 per cento del Pil dello stato è ricavato solo dalle risorse minerarie

Per questo l’interesse del Cremlino, che al contrario possiede il know how per una ‘missione’ di questo tipo, è così elevato. Occhi puntati in particolare su minerali e terre rare come neon, tantalio, litio, berillio, zirconio: si tratta di materiali alla base dell’industria del futuro, dall’alta tecnologia al ‘green’. Caso esemplare è quello del gas neon, base dei chip elettronici, che per il 90 per cento arriva proprio dalla regione separatista: la società Iceblick, fondata 32 anni fa a Odessa, produce il 65% di tutto il neon del mondo ed è fornitrice privilegiata della Silicon Valley. Chi avrà il controllo sullo sfruttamento di queste materie avrà un vantaggio enorme per il proprio sistema economico.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia