C’è un’Italia nel tinello e una che se ne sta sui tetti delle prigioni, una che assalta i supermercati, una che corre al Sud da mammà, una che si fa lo spritz ai Navigli, una che ha i posti in terapia intensiva e una che i respiratori non gli bastano per il carico ordinario dei malati. C’è un’Italia che continua a stare fra l’i so io e voi non siete un cazzo. Che si divide fra quelli che se la cavano e quelli che si arrangino. C’è una parte più forte a cui non frega nulla della parte più debole, la parte che pretende gli sia conservato ciò che ha, contro chi non ha nulla da conservare. E quelli che non hanno sostanze sufficienti, che non hanno congedi pagati dallo Stato: non se ne possono restare a casa a guardare film bellissimi e leggere libri straordinari.

Dell’Italia che non può aspettare nel tinello che passi la tempesta, non importa nulla all’Italia che se ne sta in panciolle sottocoperta. Un posto così non può affrontarle le emergenze, le affronta male. Un posto così può vincere qualche battaglia ma non ha un traguardo comune da tagliare. Non lotta per la vittoria, si sa già che alcuni vincono e altri perdono. Perdono quelli che stanno sopra i tetti delle carceri: perdono contro una società che li considera appestati pure se non sono malati, che non se ne occupa in tempi normali e non se ne occuperà nell’emergenza.

Perdono quelli che hanno lavori precari, che sono sottopagati e non sono in grado di garantirsi più di qualche giorno di sopravvivenza senza lavoro. Perdono i troppo vecchi, gli emarginati, i più fragili. In fondo è sempre la stessa, solita, legge del più forte, che dovrebbe essere la ragione per cui si sta insieme: per eliminarla, eliminare le differenze e proteggere tutti. È la conservazione, bellezza, altro che la democrazia, e mancano pure i mistici che ambiscano a diventare santi abbracciandosi agli appestati. La Chiesa tace, va in onda in streaming, e sopravviviamo in un posto che continua a essere il Paese dei paesi, che tutte le sue voci le ha seppellite da tempo, e non ne ha più, non ne trova, di autorevoli. Ci dobbiamo accontentare degli amorevoli appelli dei vip che invitano i fortunati a chiudersi nei tinelli.