Sono più di cento le firme a sostegno del referendum Giustizia Giusta raccolte in poche ore a Napoli, in Via Mezzocannone, dal Riformista. Tante adesioni, dunque, che si aggiungono alle oltre 4mila messe insieme dal nostro giornale tra Napoli e Roma nelle ultime settimane.

Sono stati numerosissimi gli studenti di Giurisprudenza che hanno deciso di sottoscrivere i sei quesiti referendari proposti dai Radicali: giovani che domani indosseranno la toga o frequenteranno per lavoro le aule dei tribunali. C’è chi ha firmato «perché è giusto che la categoria dei magistrati abbia una responsabilità diretta, soprattutto alla luce delle recenti vicende rivelate dall’ex pm Palamara», ha commentato Alessandro, giovane in procinto di diventare avvocato. «Credo – ha continuato – che la magistratura abbia assunto una deriva che la sposta dalla semplice funzione giurisdizionale verso altre funzioni, più grigie e “borderline”, che esulano dal dettato costituzionale: ecco perché è necessario firmare per una riforma della giustizia».

Luisa, studentessa al terzo anno, ha sottoscritto i quesiti perché «i punti salienti di questo referendum andrebbero a sanare quelle che ancora oggi sono le ferite che più fanno male agli italiani, a cominciare da una giustizia che oggi non è degna di questo nome. Il quesito più rilevante è quello sui limiti alla custodia cautelare perché sono convinta che oggi si abusi di questo strumento».

L’esigenza di una giustizia credibile, dunque, si è trasformata in un’onda che non si ferma dinanzi agli scogli della burocrazia e delle resistenze opposte da certi partiti. Avanza. E tra gli studenti della facoltà di Giurisprudenza c’è persino chi ha organizzato personalmente una raccolta di firme a sostegno del referendum. «Il primo tema sul quale riflettere è questo – spiega Carlo, lo studente che ha raccolto autonomamente le sottoscrizioni per il referendum – Per candidarsi come componente del Csm occorre avere 25 firme a sostegno e questo implica l’appartenenza a una delle correnti della magistratura. Questo non fa altro che alimentare certi giochi di potere basati sostanzialmente sugli interessi individuali o di corrente.

Il referendum è una forma di democrazia diretta, quindi il modo migliore per esprimere la volontà popolare su certi temi». C’è anche, infine, chi ha deciso di firmare perché convinto che «il senso di giustizia oggi sembra irrimediabilmente perduto – spiega Elena, studentessa iscritta al primo anno di Giurisprudenza – soprattutto a Napoli». Ed è proprio per questo che il Riformista è sceso in campo in difesa della giustizia. Quella giusta, quella vera.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.