Operai, impiegati e pensionati. E poi magistrati e avvocati, imprenditori e politici di orientamento diverso ma accomunati da un unico obiettivo: cambiare la giustizia italiana. Ecco i profili dei tanti napoletani che hanno raggiunto il gazebo allestito dal Riformista in piazza Giovanni Porzio, all’ingresso del Palazzo di Giustizia partenopeo, per sostenere con la propria firma il referendum promosso da Radicali e Lega.

In prima linea l’ex parlamentare Riccardo Villari, già presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai e oggi presidente della fondazione Idis-Città della Scienza: «Condivido l’iniziativa referendaria perché, quando uno dei poteri dello Stato sembra protagonista di una trasformazione negativa, è giusto dare una scossa. E in questo senso il referendum è uno strumento utile perché capace di restituire la parola agli elettori e scuoterli da una certa indifferenza». Gianni Lettieri, presidente di Atitech e due volte candidato sindaco di Napoli, non ha fatto mancare il sostegno proprio e quello dei suoi familiari: «L’eventuale riforma della giustizia indotta dal referendum sarebbe un tassello importante nel percorso di modernizzazione del Paese, se si pensa che molti imprenditori stranieri hanno paura di investire in Italia anche per la pesante ingerenza di alcuni magistrati».

Proprio per quanto riguarda le toghe, «un’eventuale riforma – aggiunge Lettieri – andrebbe nell’interesse di tantissimi bravi magistrati che svolgono il loro dovere con responsabilità e diligenza e che purtroppo devono scontare anche i disastri di quei pochi colleghi che lavorano in senso opposto». In questa prospettiva Lettieri mette a fuoco il tema della responsabilità civile diretta che il referendum punta a introdurre: «Il nostro è un Paese dove chiunque risponde delle proprie azioni e, di conseguenza, non è concepibile che una parte della popolazione venga esclusa». Con buona pace del “partito delle Procure” che vorrebbe soffocare la mobilitazione per il referendum, al gazebo del Riformista si sono presentate anche diverse toghe come Luigi Bobbio e Raffaele Marino.

«Il referendum è l’arma per normalizzare la magistratura», ha ribadito il giudice del Tribunale di Nocera con un passato da senatore. «Non ho avuto esitazioni nel firmare per il referendum perché la magistratura si è trasformata in una casta impegnata solo a spartirsi potere e privilegi», ha sottolineato l’ex sostituto procuratore generale di Napoli. Al fianco del Riformista anche Gabriele Esposito, vicepresidente dell’Ordine degli avvocati partenopei, il consigliere regionale Giuseppe Sommese e l’ex consigliere comunale Raffaele Ambrosino: una grande mobilitazione, dunque, che, dopo il Centro direzionale, toccherà anche via Mezzocannone e il cuore della città.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.