Ha sicuramente ragione il professor Francesco Aiello, candidato del Movimento cinque stelle alla presidenza della Regione Calabria, quando dice che i parenti, uno non se li può scegliere. Al massimo possiamo selezionare gli amici, e anche i compagni di vacanze, come ben sappiamo tutti, compresi i cronisti del Fatto Quotidiano, che hanno lanciato l’ennesimo sasso nello stagno del giustizialismo, colpendo il professor Aiello per via di una parentela scomoda, quella con suo cugino Luigi, ucciso a Soveria Mannelli nel 2014 all’interno di una faida tra cosche. Una bella pugnalata, quella del quotidiano di Travaglio, soprattutto perché ha colpito alla schiena una persona selezionata dal Movimento cinque stelle in nome della massima trasparenza e distanza dalle inchieste giudiziarie, mentre in Calabria ancora imperversavano le polemiche politiche sui due candidati naturali di centrodestra e centrosinistra, alla fine sacrificati sull’altare delle Procure.

Docente di politica economica all’Università della Calabria, Aiello ha accettato la candidatura presentando il suo volto migliore all’insegna di una “Calabria onesta, resiliente e positiva”. Ma non immaginava che il grado di onestà sarebbe stato misurato con analisi del sangue suo e anche dei parenti fino al quarto grado. Implacabile nei suoi confronti il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, il filosofo che teorizza la “dittatura della legalità”, calabrese d’adozione e adoratore del procuratore Gratteri: terrò ben lontana la mia persona da questa campagna elettorale, ha sentenziato. Così mettendo una pietra tombale sul già debole candidato del suo partito. Ma di che stupirsi?

Se escludiamo quella del “civico” Carlo Tansi, un geologo ex presidente della protezione civile calabra, le altre candidature alla presidenza della Regione hanno subito forti condizionamenti. Le inchieste giudiziarie paiono esser diventate il vero direttore d’orchestra che suona anche tutti gli strumenti con una sola nota, quella delle informazioni di garanzia usati come sfollagente. Il primo a esser stato colpito è il presidente uscente Mario Oliverio, uomo del Pd di solida e antica tempra.

Uno che un vero partito comunista non avrebbe mai dovuto abbandonare per vicende giudiziarie, peraltro discutibili e contraddittorie all’interno della stessa magistratura. Poi è toccato al suo avversario politico di centrodestra, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, destinatario di un paio di informazioni di garanzia, difeso da Forza Italia ma ripudiato dalla Lega di Salvini, che si è subito affiancata con disinvoltura alla peggior subcultura forcaiola del Pd e dei Cinquestelle. Fatti gravissimi, ma ancora poco rispetto al condizionamento culturale, a una sorta di vento che porta con sé paura e parole in libertà persino del nuovo candidato di sinistra chiamato a sostituire il furibondo (a ragione) Oliverio, l’imprenditore del tonno Pippo Callipo. Il quale, non solo ha passato al microscopio ogni candidatura facendo strage di nomi e cognomi della lista del Pd, ma si è affrettato a dire che con lui presidente nessuno dovrà bussare alla porta di politici, burocrati e mafiosi. Come se le tre categorie fossero intercambiabili. Tanto poté il vento della paura. Ma non quello del pudore, evidentemente.

Intanto il professor Aiello, che forse non conosce la ferocia dell’uso politico e mediatico della giustizia, si è affrettato a prendere le distanze dal defunto cugino, dicendo di non aver mai avuto nulla a che fare con lui, quando il buonanima era in vita.

Errore: sarebbe stato meglio ammettere almeno di aver giocato insieme da piccoli, visto che erano figli di fratelli. Anche perché nel frattempo i cani da tartufo del Fatto stanno già indagando per verificare se Luigi, l’uomo della ‘ndrangheta che gestiva un’impresa nel settore del movimento terra, avesse mai lavorato nella costruzione o ristrutturazione della villetta dove il cugino Francesco vive e che è stata già presa di mira per un parziale abuso edilizio di cui si sarebbe reso responsabile il padre.

Parentele impegnative, quelle del professor Francesco Aiello, candidato nel partito dell’onestà. Ora aspettiamo di sapere se il combinato disposto Gratteri-Travaglio ha qualche altra sorpresa
da rivelare su tutti i parenti fino al quarto grado non solo dei quattro candidati alla presidenza della Regione Calabria, ma anche degli aspiranti consiglieri. C’è tutto il tempo, mancano due settimane alle elezioni del 26.