E veniamo a Salvini, il grande sconfitto. Anche qui cambia tutto. Non la sua forza elettorale, che sembra abbastanza ferma, ma sì la sua rappresentazione di questa forza. Se continuerà a rappresentarla come ha fatto in questi mesi, fino alla clamorosa citofonata, il suo destino sembra segnato, e la Lega, che è un partito, gli chiederà il conto, e sarà salato. Ciò indica che c’è una crisi organica interna alle forze del populismo italiano, Lega-5stelle, e questo apre un problema di analisi non solo della realtà nazionale. Che fosse verso il suo termine la loro corsa nel mondo? Io penso di no, forse è in crisi una sua forma determinata, dal momento che il tema riguarda non solo l’Italia, come ben si sa: in America è ancora tumultuosamente presente, e il suo principale prodotto europeo, Brexit, è in atto, ma difficile dire la sua prospettiva. Le cose sembrano in movimento rispetto a qualche tempo fa un po’ dappertutto, ma in direzioni tutt’altro che chiare.

Comunque, non si pensi che si torna a “prima”, la democrazia rappresentativa attraversa una crisi talmente profonda che anche nella eventuale crisi dei populismi a livello mondiale, essa non può tornare a prima.  Ma si apre una fase dove ci vorrebbe, accanto ai movimenti delle forze, la fatica del pensiero.  Non si vede molto su questo anche da noi, E per precipitare nell’immediato italiano, Zingaretti sembra come quello che ha avuto il miracolo e che dunque cercherà solo di fermarne l’immagine.