Il Regno Unito chiude il 31 gennaio la sua ultima giornata come membro dell’Unione Europea e sabato 1 febbraio si sveglia, per la prima volta dopo 47 anni, fuori dal blocco comunitario. La bandiera europea ‘perde’ una stella alle 23 di Londra, la mezzanotte di Bruxelles, dopo tre anni di negoziati tesi e contrastati a seguito del referendum del 2016. I britannici che scelsero il divorzio dal ‘club’ cui Londra aderì nel 1973 furono il 52%, i contrari il 48%. Niente commemorazioni o grandi eventi sono stati organizzati per l’addio nel Regno Unito, e anche a Bruxelles non si va oltre il ritiro delle bandiere e le dichiarazioni politiche.

L’Ue affronta una delle più pesanti sfide della sua storia lunga 62 anni. È la prima volta che un Paese lascia il blocco, e lo fa uno dei ‘pesi massimi’. “All’alba di domani un nuovo capitolo inizierà per la nostra Unione a 27”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, aggiungendo: “L’esperienza ci ha insegnato che la forza non sta in uno splendido isolamento, ma nella nostra unione, che è unica”. Il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ha parlato di “ferita“, ma sia loro sia il presidente del Consiglio Charles Michel hanno guardato al futuro, citando ambizione e unità.

Nel Regno Unito, un discorso alla nazione pre-registrato del premier è stato fissato un’ora prima del divorzio. Boris Johnson descrive la Brexit come “non la fine, ma un inizio”, “un momento di reale rinnovamento e cambiamento nazionale”. Il governo ha scelto di evitare i trionfalismi, optando per luci rosse-bianche-blu proiettate sugli edifici governativi e per un conto alla rovescia luminoso sul numero 10 di Downing Street. Johnson partecipa a un ricevimento con ministri e collaboratori, a base di vino inglese, formaggi tradizionali, roast beef e Yorkshire pudding. Ma c’è chi ha previsto di celebrare in modo più rumoroso. L’ultra-brexiteer Nigel Farage e il suo drappello di fedeli hanno annunciato la presenza a Parliament Square, con canzoni patriottiche e discorsi, tra le bandiere Union Jack.

Nei prossimi 11 mesi, Ue e Regno Unito torneranno ad affrontarsi per i negoziati sulla relazione futura, dovendo plasmare accordi commerciali e sulla sicurezza. Missione non facile. “E’ chiaro che l’Ue sarà unita nel difendere i propri interessi”, “per tutti i Paesi terzi la regola è che solo riconoscendo il mercato unico dell’Ue si possono raccogliere i frutti”, ha detto Von der Leyen, mentre Londra ha già chiarito di non intendere seguire le regole europee in cambio di commercio senza ostacoli. “Come buoni amici possiamo essere duri e onesti nei negoziati”, ha aggiunto. Il governo di Londra spera di trovare un buon accordo con l’Ue e libero commercio con gli Usa, scenario che lascia prevedere future dispute.

Sul deluso fronte pro-remain, il segretario alla Brexit scozzese, Mike Russell, ha chiesto all’Ue di “lasciare una luce accesa per la Scozia”, in modo che possa eventualmente tornare. E la premier Nicola Sturgeon ha annunciato che continuerà a far pressione per ottenere un referendum sull’indipendenza della regione (escluso da Johnson). Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, che ha legato la Brexit a un aumento di abusi xenofobi, ha detto che la metropoli resterà “una città globale ed europea”.