La battaglia sul Quirinale, col voto per decidere chi sarà il prossimo inquilino del Colle che scatterà lunedì 24 gennaio alle ore 15, sembra essere più una lotta a chi sarà il “kingmaker”. Una situazione in cui ‘sguazza’ Matteo Renzi, il leader di Italia Viva che punta assieme alla sua pattuglia di grandi elettori e al gruppo dei ‘centristi’ in Parlamento a dare le carte nella partita del Quirinale.

Renzi che, dopo quello che Italia Viva reputa un successo, ovvero il 13% ottenuto da Valerio Casini alle suppletive di Roma del collegio 1, dice la sua sulla questione Colle e smorza l’entusiasmo di Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere, che deve ancora sciogliere la riserva ma che è di fatto il candidato del centrodestra, per l’ex premier non ha chance di essere eletto. “Nel vertice di venerdì è emerso che il sogno quirinalizio di Berlusconi non ha i numeri”, spiega infatti Renzi in una intervista concessa al Corriere della Sera, dove giudica “tristi” le telefonate ai singoli parlamentari rivendicate con un certo orgoglio da Vittorio Sgarbi, il ‘centralinista’ di Berlusconi nel tentativo di trovare i voti decisivi per l’elezione.

Con Berlusconi però Renzi non ha parlato dell’argomento, anzi, “non lo vedo da sette anni, da quando lui ha rotto con me perché abbiamo scelto Mattarella”. “Berlusconi non mi ha chiamato; se mi cerca glielo dico a viso aperto e in faccia, come ho sempre fatto. E come feci quando a Palazzo Chigi tentai di convincerlo a sostenere Mattarella. Io non sono uno degli yesman che ha intorno: gli dico ciò che penso. E chi gli vuole bene deve dirgli la verità, non mandarlo a sbattere”, è il ragionamento di Renzi.

Leader di IV che poi traccia il suo identikit del candidato ideale per il Colle e in questo dà il suo ok alla ‘precedenza’ del centrodestra nel fare un nome per il Quirinale, “banalmente perché hanno più grandi elettori”, anche se “non è un diritto divino, se hanno un nome che può farcela, lo tirino fuori”.

Tornando all’identikit, Renzi spiega che “lo stabilisce la Costituzione. E non c’è scritto da nessuna parte che il capo dello Stato non debba venire dal mondo della destra. Se non è mai accaduto, è perché la destra non ha mai vinto le elezioni nell’anno del Quirinale: causalità, non precetto costituzionale. Il punto non è la provenienza ma la capacità di rappresentare l’unità della nazione. Che venga da destra o da sinistra, dal nord o dal sud, ateo o credente, politico o espressione del mondo accademico e della società civile, poco importa: l’importante è che sia all’altezza della sfida. E che sia credibile per gli italiani e nel mondo”.

Quanto al resto della legislatura, che scade nel 2023, dal leader di Italia Viva arriva un apprezzamento per la proposta del segretario Dem Enrico Letta di un patto di legislatura, una scelta “saggia”. Ma da Renzi arriva un via libera anche alla proposta dell’ominimo Salvini della Lega su un governo dei segretari: “Non è probabile ma ha un senso. Crisi energetica, Pnrr da attuare, riforme da calendarizzare: può avere un senso coinvolgere le prime linee dei partiti. Ho l’impressione però che Salvini debba decidersi. Talvolta sembra voler uscire di maggioranza, lasciando spazio al cosiddetto governo Ursula. Talvolta sembra volersi immolare su Berlusconi, facendosi del male e facendolo anche al Cavaliere e al centrodestra”.

Ben diverso invece il giudizio sulla strategia grillina. Giuseppe Conte, secondo Renzi, “cerca solo di dare l’impressione di essere in partita. Lo fa soprattutto per i suoi: la dialettica interna ai grillini è pesante”. Secondo l’ex premier infatti il presidente dei pentastellati “vorrebbe andare ad elezioni nel 2022: sa che se si vota a scadenza naturale, Di Maio gli riprende il posto”.

Renzi auspica anche il diritto di voto garantito ai grandi elettori in quarantena causa Covid, tema che sta spaccando l’arco parlamentare. Secondo il numero uno di IV è “giusto che si predispongano dei corridoi per far votare, in presenza, anche i parlamentari in quarantena. L’elezione del capo dello Stato non è un privilegio per parlamentari: è un altissimo dovere istituzionale. Si organizzi perché il tutto avvenga in sicurezza per i parlamentari e per i funzionari”.

 

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.