C’è il via libera al nuovo ‘pacchetto Cartabia‘ di riforma della giustizia. Il Consiglio dei ministri ha approvato infatti gli emendamenti al disegno di legge in discussione in Parlamento per la riforma del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, ma sono stata stabilite anche dalle restrizioni alle cosiddette ‘porte girevoli’ dei magistrati, quelle toghe che assumono incarichi politici o amministrativi e poi tornano a svolgere funzione giurisdizionale.

Come cambia il Csm

La modifica del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura è uno dei due punti cardine del testo presentato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Un testo che dovrà essere esaminato di nuovo dalla Commissione Giustizia e a quel punto potrà iniziare la discussione in Parlamento per la sua approvazione. Una vera e propria corsa contro il tempo per l’approvazione, visto che a luglio ci dovranno essere le elezioni per i nuovi componenti del Csm.

I componenti dell’organo di autogoverno della magistratura torneranno ad essere 30, di cui venti togati e dieci ‘laici’ eletti dal Parlamento. Tra i togati due saranno giudici di Cassazione, tredici giudici di merito e cinque pubblici ministeri.

Cambia però il sistema elettorale, che diventa misto: quattordici consiglieri saranno scelti infatti con un sistema maggioritario basato su collegi binominali, e verranno eletti i primi due per ogni collegio. Il quindicesimo sarà un pm, il terzo più votato da individuare attraverso un calcolo ponderato, tenendo conto delle percentuali del bacino elettorale nei diversi collegi. Infine gli ultimi cinque saranno giudici scelti con un sistema di voto proporzionale su base nazionale.

Non sono previste liste ma semplici candidature individuali, mentre per i cinque togati da eleggere col proporzionale ci sarà la possibilità di essere ‘collegati’ tra loro.

Trova spazio anche il sorteggio che servirà ad assicurare che, in ogni collegio binominale, sia raggiunto il minimo di 6 candidati. Servirà a riequilibrare, tra l’altro, le candidature del genere meno rappresentato.

Il ‘pacchetto Cartabia’ votato all’unanimità in Consiglio dei ministri cambia le regole anche sulle nomine da parte del Csm per gli incarichi direttivi e semidirettivi ai magistrati. La riforma infatti prevede l’obbligatorietà di procedere per ordine cronologico sulle sedi vacanti, evitando così il ricorso alle “nomine a pacchetto”, ovvero una spartizione tra correnti.

Le ‘porte girevoli’

Via anche alle ‘porte girevoli’ dei magistrati in politica, una decisione arrivata dopo il forte pressing di Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia.

In base alla riforma Cartabia infatti i magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) che hanno svolto incarichi apicali nei ministeri o incarichi di governo non elettivi (ad esempio capi di gabinetto, segretari generali presso i ministeri o ai capi dipartimento), al termine di queste esperienze per tre anni non potranno svolgere funzioni giurisdizionali.

Per i magistrati che sceglieranno di entrare in politica, non potranno candidarsi nelle regioni in cui hanno esercitato la loro funzione di giudice o pubblico ministero nei tre anni precedenti: è il caso, ad esempio, del sostituto procuratore generale Catello Maresca che si era candidato ultime elezioni comunali a Napoli, lì dove era stato sostituto procuratore. Rientrati dal compito elettorale, i magistrati non potranno più svolgere funzione giurisdizionale e saranno collocati fuori ruolo presso il ministro della Giustizia o altre amministrazioni.

Per chi invece si candida ma non viene eletto, ci sarà un periodo lungo tre anni di “moratoria” lontano dalle funzioni giurisdizionali prima di tornare a esercitarle, sistema valido anche per chi viene chiamato a ricoprire incarichi apicali presso i ministeri.

Ancora sulle ‘porte girevoli’, il testo messo a punto dal Guardasigilli vieta di esercitare contemporaneamente le funzioni giurisdizionali, nonché quelle legate a incarichi elettivi e governativi, come può accadere invece con l’attuale sistema.

Redazione