Una impennata di casi che non accenna ancora a fermarsi, cinque Regioni dove l’allarme è diventato ormai talmente alto da essere considerate “sorvegliate speciali”. È la situazione attuale in Italia che sta spingendo il Paese, secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, verso lo ‘scenario 4’, quello più grave che prevede un lockdown totale.

Una misura ancora fortemente osteggiata dal premier Giuseppe Conte, che in più occasioni ha lanciato appelli a rispettare le restrizioni previste dal Dpcm firmato il 25 ottobre per evitare una chiusura generalizzata. Ma lo stesso presidente del Consiglio è già pronto a firmare un nuovo Dpcm con ulteriori misure restrittive nell’ambito della vita sociale ed evitare lo scenario peggiore.

Ipotesi peggiore ben descritta dallo ‘scenario 4’, ovvero la “Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5)”.

Se ieri il bollettino di Ministero della Salute e Protezione civile riportava quasi 27mila nuovi casi, l’allarme arriva da regioni come Lombardia, Piemonte, Campania, Liguria, Umbria e Valle d’Aosta, vince o sopra la soglia dell’indice Rt 1,5.

L’ipotesi in campo per il governo è comunque quella di evitare un lockdown nazionale: in questo modo a ‘rischiare’ maggiormente sarebbero Lombardia (ieri oltre 7mila positivi) e Campania, che ha superato per la prima volta i 3mila contagiati in un giorno. Ma è critica anche la situazione di Bolzano, della Liguria e del Lazio.

Secondo un retroscena di Repubblica, che ribadisce come sia il 9 novembre la ‘data chiave’ per le nuove misure restrittive, l’esecutivo potrebbe mettere sul tavolo nuovi interventi la prossima settimana, sfruttando il voto alle Camere del 4 novembre sulle comunicazioni di Conte. In ballo l’ennesimo Dpcm che potrebbe portare ad una ulteriore limitazione alle attività commerciali, totale o oraria, oltre al rischio di un ritorno all’autocertificazione per gli spostamenti e a paletti per il movimento interregionale.

Il modello sarebbe quello francese, secondo La Stampa, con la chiusura per un mese di quasi ogni attiva commerciale ma lasciando aperte “fabbriche, scuole materne ed elementari, aziende agricole, negozi alimentari, farmacie ed altri esercizi che vendono beni essenziali”.