Prima l’indiscrezione uscita dall’incontro a porte chiuse tenuto a Saronno, in provincia di Varese, giovedì 6 ottobre, dopo la cocente ‘sconfitta’ elettorale, durante una riunione che sarebbe dovuta rimanere riservata. Ora la conferma ufficiale arrivata per bocca dell’attuale capogruppo in Senato Massimiliano Romeo.

Nell’elenco delle richieste della Lega di Matteo Salvini a Giorgia Meloni, presidente del Consiglio ‘in pectore’ in attesa di ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c’è anche quello di creare ed ottenere il “ministero per la Famiglia e la Natalità”.

Con questo governo si spera di concretizzare i progetti che in parlamento abbiamo più volte sostenuto, cercando di seguire l’esempio delle politiche del Trentino Alto-Adige, la Regione che ha l’indice di natalità più alto”, spiega Romeo all’Ansa, confermando dunque le indiscrezioni filtrare grazie ad un audio diffuso subito dopo la riunione di Salvini a Saronno, nell’ambito di un “tour di ascolto” del partito dopo il magro risultato elettorale del 25 settembre.

Per quella poltrona, occupata in passato nel primo governo Conte dal vice segretario del partito Lorenzo Fontana e poi da Alessandra Locatelli, ora assessore regionale in Lombardia con la stessa delega, il Carroccio potrebbe puntare proprio su quest’ultima. Le parole di Romeo confermano quanto detto da Salvini ai suoi a Saronno, all’assemblea provinciale dei militanti del partito della provincia di Varese, dove il leader del partito aveva chiesto questo ministero “perché bisogna tornare a mettere al mondo figli senza tanti problemi“.

Ma le richieste della Lega non finiscono qui. Oltre alla nota ‘partita’ del Viminale, con Matteo Salvini che non ha ancora abbandonati i sogni di tornare ad occupare la poltrona da ministro dell’Interno, Romeo spiega che il partito “gradirebbe molto” anche gestire il dicastero per gli Affari regionali, l’autonomia e le riforme.

Il capogruppo uscente sottolinea come quella dell’autonomia è “una battaglia che la Lega porta avanti. Autonomia e presidenzialismo nel programma elettorale centrodestra sono temi centrali da portare a casa”.

Nel partito comunque il clima di tensione non è scemato, anzi. Le spaccature interne sono emerse anche nell’incontro ‘riservato’ di Saronno, poi diventato di fatto di dominio pubblico. Nella riunione Salvini è tornato ad analizzare il risultato elettorale, una riduzione del consenso che ha portato il Carroccio al 9% dal 34 per cento toccato alle Europee del 2019. Per il segretario il partito “ha pagato il sostegno al governo Draghi”, mentre sempre sulla sponda del centrodestra al contrario Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni sono diventati il primo partito perché “stare all’opposizione è ovviamente più facile”.

Una interpretazione del risultato che non è piaciuta a Giancarlo Giorgetti, ministro dell’esecutivo Draghi, vice segretario del Carroccio e tra i protagonisti di quel ‘fronte del nord’ dei governatori come Zaia e Fedriga da tempo critici con la linea del partito. “Salvini mi smentirà, ma non è stato un errore sostenere il governo”, sono state le parole del ministro dello Sviluppo Economico.

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Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.