Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato al Plenum del Csm dalla consigliera Alessandra Dal Moro a nome di tutti i togati della corrente Area (corrente di sinistra dei magistrati).

Voglio esprimere, anche a nome degli altri consiglieri che si riconoscono in AreaDG, la mia preoccupazione per le reazioni e i commenti suscitati dalle scarcerazioni per motivi di salute di alcuni detenuti, esponenti di pericolose associazioni criminali e per questo sottoposti al regime dell’art. 41 bis dell’Ordinamento penitenziario, che, per i toni violenti od impropri, rischiano di alimentare una campagna di delegittimazione nei confronti della magistratura di sorveglianza. Una magistratura che – con le note difficoltà dovute alla carenze di organico e di personale che la drammatica contingenza non può che aggravare – è oggi impegnata a fronteggiare l’emergenza sanitaria che interessa carceri notoriamente e drammaticamente sovraffollati, valutando con attenzione le istanze dei detenuti che chiedono tutela del diritto alla salute e ai trattamenti sanitari indifferibili.

Si tratta di decisioni difficili che implicano il necessario bilanciamento di interessi di rilevanza costituzionale, che deve avvenire nel rispetto delle norme del codice penale, dell’Ordinamento Penitenziario e, innanzitutto, dell’art. 27 della Costituzione, che, sancendo il principio di umanità della pena ed imponendo che la stessa sia tesa al recupero e alla rieducazione del condannato, ricorda che i detenuti anche i più pericolosi, sono persone, rispetto alle quali in nessuna fase la giurisdizione può abdicare al proprio ruolo di tutela dei diritti, e di quelli fondamentali innanzitutto.
Naturalmente ogni singola decisione deve valutare in concreto, volta per volta, ogni vicenda, e decidere attuando un difficile bilanciamento dei valori in gioco, sentiti tutti gli interlocutori coinvolti. Ed ogni decisione è suscettibile di essere verificate dal Tribunale di sorveglianza e poi nei successivi gradi di giudizio.

Perciò, come bene ha sottolineato il Presidente dell’ANM, ogni magistrato sa che le proprie decisioni possono essere discusse, riformate, non condivise e criticate, anche aspramente. Ma sa anche che in nessun modo il consenso sociale o politico può condizionare l’esercizio della giurisdizione, e che al consenso – così come al dissenso – non può che essere indifferente nell’esercizio delle sue funzioni, perché in ciò si realizza, primariamente, la prerogativa costituzionale della sua indipendenza.

Ogni critica è legittima, quindi. Ma legittimi non sono gli attacchi e le offese o addirittura la richiesta di espulsione dall’ordine giudiziario che pure abbiamo sentito avanzare in questi giorni. Questi costituiscono violente delegittimazioni che ledono l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione ed al contempo la serenità che sempre deve assistere – ed in particolare in un momento così drammatico per l’emergenza sanitaria che ha colpito anche il mondo penitenziario – l’esercizio del compito difficilissimo di giudicare.

Aggiungo, che, come abbiamo spesso ricordato in quest’aula anche in omaggio ad un grande Vicepresidente quale fu Vittorio Bachelet in un contesto per altre ragioni di grande emergenza democratica, lo Stato dimostra la propria forza proprio nel non abdicare mai al rispetto dei principi fondamentali su cui si fonda.

Di fronte all’esecuzione della sanzione penale, che non è una vendetta ma uno strumento per realizzare la sicurezza sociale e tendere alla rieducazione della persona condannata, lo Stato mostra la sua forza proprio nel trattare chi delinque, chiunque egli sia, come un essere umano, rispettandone la dignità ed i diritti inviolabili come valore assoluto anche se si tratti del peggiore degli assassini. Ed in questo sta la sua grandezza. Non la sua debolezza.

Alessandra Dal Moro