Sbattuta nel carcere di Pozzuoli per essersi difesa. Il marito voleva picchiarla e lei l’ha ferito con un coltello. Tentato omicidio. In gattabuia! Ma quella donna ha varcato il carcere femminile della zona flegrea lasciando il cuore fuori dal cancello. Perché quella donna ha tre figli. Tre figli piccoli. Eppure, di questo nessuno ne ha tenuto conto per oltre 30 giorni. Poi, finalmente, è stata scarcerata. Dopo un mese in cella potrà ora riabbracciare i suoi tre figli. Lo scorso ottobre le fu negato il diritto di essere madre per essersi ribellata, qualche mese prima, con un coltello, alle botte prese dall’oramai ex coniuge.

Da ora, però, mentre è in procinto di essere giudicata per tentato omicidio (il processo inizia proprio oggi, ndr), potrà riviverli e prendersene nuovamente cura in attesa della sentenza. È una storia triste, quella di Barbara (nome di fantasia) sulla quale a fare luce sarà il Tribunale casertano di Santa Maria Capua Vetere. Un doloroso procedimento che lei potrà affrontare però da donna libera e con il conforto e la vicinanza dei suoi tre bambini, sottratti illegittimamente. “Barbara – spiega l’avvocato Carmen Posillipo – è stata raggirata dal suo compagno: ha già un figlio di 14 anni e dopo avere messo alla luce una bimba che oggi ha 16 mesi, scopre di essere nuovamente incinta. Viene a sapere però che il padre ha avuto da circa un mese un altro figlio con un’altra donna. Cerca un confronto che sfocia in una lite. Dopo le botte spunta un coltello e la donna finisce in arresto, nel carcere di Pozzuoli, circa cinque mese dopo i fatti, con un’accusa di tentato omicidio”.

L’aggravamento della misura cautelare, dai domiciliari al carcere, venne decisa anche perché sulla donna pendeva uno sfratto, nonostante la presenza dei tre minori. “I suoi tre figli di uno, due anni e quattordici anni – spiega l’avvocato Posillipo – vennero affidati a terzi, in chiara violazione con il divieto legislativo della misura carceraria in presenza dei minori”. Una giustizia che non rispetta la giustizia, un cane che si morde la coda, un cane che azzanna la vita degli altri, soprattutto dei più deboli, e la riduce in brandelli. Una giustizia così fatta può essere chiamata giustizia? Come non si può tener conto che quella donna, che ha esercitato una legittima difesa, è madre di tre figli piccoli e che, una volta sbattuta in cella, rimarranno orfani? Nel frattempo, i legali di Barbara, la penalista Eva Sciaudone e l’avvocato Carmen Posillipo, presentano prontamente un’istanza di appello al Riesame finalizzata alla scarcerazione che viene accolta in quanto la tutela dei minori va privilegiata rispetto alle esigenze cautelari.

“La condanna alla detenzione di una madre però ci pone di fronte a un dilemma drammatico – riflette l’avvocato Posillipo – la separazione dal figlio e la pena inflitta all’adulto che ricade anche sul figlio, segnandone il percorso di vita, per cui assolutamente vietata nella fase dell’imputazione”. “Spesso la giustizia opera in automatismi che incidono sulla vita dei più piccoli – sottolinea l’avvocato Posillipo – e così, dopo un mese di assenza, finalmente i tre piccoli riabbracceranno la madre”. Oggi è la giornata mondiale contro la violenza delle donne, e voi direte e quindi? E quindi anche questa è violenza, è violenza da parte dello Stato ai danni di una cittadina. È violenza perché una donna, madre, che si è difesa dalla violenza del marito, ha passato un mese dietro le sbarre non potendo badare a due bambini piccolissimi di uno e due anni. È giusto o è una violenza? Ora Barbara potrà riabbracciare i suoi figli, ma per far sì che nessuna donna e nessun bimbo debbano vivere la stessa storia, servono riforme e servono subito.

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Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.