Il carcere non è vendetta. Dopo i ripetuti appelli lanciati anche dal Riformista, ha ottenuto gli arresti domiciliari Carmine Montescuro, 88 anni il prossimo 5 luglio. Il Tribunale di Sorveglianza, presieduto dalla neo presidente Patrizia Mirra, ha accolto l’istanza presentata dai legali di “Zi Minuzzo“, il detenuto più anziano della Campania e probabilmente d’Italia, tornato in carcere due anni fa in piena emergenza Covid. Montescuro era recluso nel penitenziario di Secondigliano. Affetto da ben 17 patologie, sabato scorso (19 febbraio) aveva ricevuto la visita in carcere del garante del comune di Napoli Pietro Ioia, della senatrice del Movimento 5 Stelle Cinzia Leone e della criminologa e vice presidente dell’associazione Carcere Vivo Patrizia Sannino.

“E’ una larva umana, è semicieco, ha problemi all’udito e altre numerose patologie. Stare in carcere a 88 anni non è giustizia, è vendetta, è una sentenza di morte” aveva denunciato Ioia che oggi commenta soddisfatto: “Finalmente è arrivata una buona notizia: la dignità di un essere umano è stata rispettata, oggi c’è stata una giustizia un po’ più umana. Montescuro non poteva più restare in carcere perché poteva morire da un momento all’altro. Voglio ringraziare -aggiunge -il garante regionale Ciambriello e tutte le persone che si sono attivate con il sottoscritto. Un grazie anche a voi del Riformista che mantenete i riflettori sempre accesi su queste vicende”.

Impressionata da quel vecchietto, costretto alla sedia a rotelle e piantonato h24 da un altro detenuto perché incapace di essere autonomo, anche la senatrice Leone: “Vederlo mi ha fatto tanta tenerezza, una persona di quasi 90 anni estremamente provata da numerose gravi patologie anche se la dirigente sanitaria ha riferito che la situazione è sotto controllo e non vi sono scompensi”.

Montescuro però negli ultimi giorni era stato trasferito in un altro reparto dopo alcuni casi di covid accertati nel piano dove era recluso. “Quell’uomo non poteva più rimanere in una cella umida e giacere in un lettino non idoneo, nonostante l’attenzione e le cure che gli vengono riservate dalla direzione del carcere” ha commentato Cinzia Leone, entusiasta del ritorno a casa dell’88enne.

La criminologa Sanninno aggiunge: “Grazie a Ioia sono venuta a conoscenza della storia di Montescuro e subito ho segnalato l’accaduto anche alla senatrice Leone, sempre molto attenta a questi temi così come già accaduto dopo la mattanza di Santa Maria Capua Vetere”.

Una visita, quella di sabato scorso, arrivata a pochi giorni dalla morte della moglie di quello che è ritenuto dagli investigatori un vecchio boss della camorra, attivo nella zona di Sant’Erasmo a Napoli. “Che può fare mio padre? Non ce la fa neanche a fare un passo, come fa ad essere pericoloso?” avevano commentato la figlia Susy Montescuro. “Speriamo di riabbracciarlo presto così da poterlo portare anche al cimitero per salutare nostra madre”.

Nonostante nel novembre del 2019 il gip del Tribunale di Napoli, nell’accogliere il ricorso dell’allora legale Edoardo Cardillo, definì il regime carcerario incompatibile con le precarie condizioni di salute di Montescuro, un anno dopo il ‘pericoloso’ boss della camorra napoletana è ritornato ugualmente dentro. E’ recluso nel penitenziario di Secondigliano e nella mattinata di venerdì 19 novembre ha ricevuto la visita dei garanti dei detenuti di Napoli (Pietro Ioia) e della Campania (Samuele Ciambriello).

E’ AFFETTO DA 17 PATOLOGIE –  Il ‘pericoloso’ boss della camorra napoletana è affetto, nell’ordine, da 17 patologie: cardiopatia ischemica cronica, pregresso impianto di Pacemaker, versamenti pericardico in follow-up, sindrome metabolica (diabete mellito tipo II in trattamento con ipoglicemizzanti orali, ipertensione arteriosa, dislipidemia, iperuricemia, aneurisma dell’aorta toraco-addominale in follow up; aneurisma dell’aorta addominale in follow up; aterosclerosi carotidea e polidistrettuale; Broncopneumopatia cronica ostruttiva; ipertrofia prostatica benigna; insufficienza Renale Cronica; cisti renali, incontinenza urinaria, diverticolosi del colon, ipovedente, ipostenia arti inferiori con deambulazione di sedia a rotelle, psoriasi diffusa, ipoacusia bilaterale.

Il profilo del boss Carmine Montescuro

Arrestato insieme ad altre 22 persone il 24 ottobre del 2019, nell’ambito di un blitz della Squadra Mobile di Napoli nella zona di Sant’Erasmo, Zi Minuzzo era stato traferito ai domiciliari dopo tre settimane di carcere a causa delle condizioni di salute precarie con il gip del Tribunale di Napoli che, nell’accogliere il ricorso dell’allora legale Edoardo Cardillo, definì il regime carcerario incompatibile con le precarie condizioni di salute di Montescuro.

E’ considerato dagli investigatori personaggio di notevole carisma criminale che oltre a svolgere, da almeno vent’anni, il ruolo di mediatore nelle controversie insorte tra le diverse organizzazioni di camorra (clan Mazzarella, clan Rinaldi), dirige anche un proprio gruppo autonomo che agisce seguendo gli schemi comuni delle organizzazioni mafiose, imponendosi sul territorio e controllandone tutte le attività illecite.

In tal modo “Zi Minuzzo” era riuscito a mantenere gli equilibri tra le varie associazioni, evitando il sorgere di conflitti, e garantendo, al contempo, il regolare svolgimento delle attività estorsive e la partecipazione di tutti ai profitti illeciti, tanto che alcuni collaboratori di giustizia, in virtù della posizione neutrale assunta, hanno indicato Sant’Erasmo -luogo di operatività del clan Montescuro – come una “piccola Svizzera”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.