Da oggi, in Campania, scatta il coprifuoco tra le 23 e le 5. E ai residenti, secondo l’ultima ordinanza firmata dal governatore Vincenzo De Luca, è vietato spostarsi da una provincia all’altra. Nello stesso tempo, però, è consentito viaggiare verso altre regioni o addirittura altri Stati e viceversa. Eccolo, l’ennesimo paradosso che caratterizza la gestione dell’emergenza sanitaria ed economica innescata dal Covid-19: il segno più evidente della confusione che caratterizza la seconda ondata della pandemia e che il fior fiore dei costituzionalisti non ha potuto fare a meno di stigmatizzare.

Ieri, in un’intervista rilasciata a Repubblica, Sandro Staiano ha colto e illustrato da par suo l’ambiguità e la contraddizione di fondo che minano l’ultima ordinanza di De Luca. Il provvedimento, infatti, impedisce ai campani di spostarsi da una provincia all’altra, ma non di attraversare diverse province per recarsi fuori regione. E, ovviamente, non proibisce l’ingresso in Campania di persone provenienti da altri territori perché non può limitare la circolazione sul suolo nazionale. In questo modo, però, la ratio dell’ordinanza – che è quella di porre un freno alla diffusione del virus – è evidentemente violata. Di qui la necessità, secondo Staiano, che a decidere su questioni così rilevanti come la salute e la libertà di movimento sia lo Stato.

L’ordinanza di De Luca testimonia il caos in cui la pandemia ha fatto piombare il meccanismo normativo che coinvolge lo Stato e le Regioni. È vero, la sanità è gestita a livello locale e gelosamente custodita dai governatori che, come ha giustamente osservato Sabino Cassese in un’intervista al Messaggero, sfruttano questa competenza per esercitare un enorme potere di lottizzazione. In una fase tanto delicata e complessa come quella ci troviamo ad affrontare dallo scorso mese di marzo, però, sarebbe necessario un coordinamento tra i vari servizi sanitari regionali. Il compito di assicurarlo toccherebbe al Governo che, invece, ha pensato di scaricare su presidenti di Regione e Comuni il peso della gestione dell’emergenza.

Il risultato? Governatori e sindaci procedono in ordine sparso. Campania, Lazio e Lombardia optano per il coprifuoco, mentre il Veneto apre a questa possibilità; la Sardegna si prepara a un lockdown di 15 giorni; Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia escludono restrizioni alle attività economiche e alle libertà personali, almeno per il momento. Nello stesso tempo, molti sindaci si nascondono dietro le decisioni di governatori e prefetti: basti pensare all’Anci Campania che si è schierata apertamente a favore delle misure draconiane varate da De Luca. In altre parole, la seconda ondata di Covid segna il trionfo della “politica del fai-da-te”.

È evidente, tuttavia, che così non si può andare avanti. In primo luogo è indispensabile che il Governo svolga quel ruolo di coordinamento rispetto al quale ha finora abdicato probabilmente per mere ragioni di convenienza politica. D’altra parte la Costituzione a prevede espressamente questa possibilità. Perché per mettersi alle spalle la crisi servono innanzitutto scelte chiare e strategie condivise: l’esatto contrario del teatrino al quale premier, ministri, governatori e sindaci ci stanno costringendo ad assistere.