Con l’aumento dei contagi le regioni a mano a mano hanno iniziato a introdurre misure sempre più restrittive. Così cresce l’ipotesi di un nuovo dpcm che potrebbe arrivare entro domenica: sarebbe il terzo del mese di ottobre, dopo il primo arrivato il 18. Il sentore è che potrebbe essere introdotto un coprifuoco alle 23, che possano essere vietati gli spostamenti tra le regioni se non per motivi di lavoro e salute. Un’estrema ratio che vedrebbe il premier Conte contrario: per lui l’ulteriore stretta dovrebbe essere fatta solo su trasporti e scuola.

Per ora però fonti di Palazzo Chigi smentiscono tale ipotesi, facendo notare che “si tratta soltanto di mere ipotesi che non trovano alcun fondamento allo stato attuale perché è tutto vincolato all’andamento della curva epidemiologica, su cui c’è la massima attenzione da parte del Governo”. Le stesse fonti rimarcano che “certamente non si può escludere che possano essere adottati nelle prossime settimane altri provvedimenti, ma non significa affatto che siano state già prese delle decisioni o nuove misure. Azzardare o ipotizzare adesso, quindi, nuovi e imminenti decreti rischia soltanto di creare confusione e incertezze tra i cittadini”.

Tutto ciò per uniformare le decisioni prese dalle varie regioni. In principio fu Vincenzo De Luca, con la chiusura delle scuole in presenza e l’attivazione della didattica a distanza. E, nonostante le polemiche, nazionali e locali (per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha commesso “molti gravi errori”), lo ‘Sceriffo’ ha deciso di proseguire con la linea del pugno di ferro, annuncia di aver deciso di “chiudere tutto” dalle ore 23 alle 5, a partire da venerdì prossimo. Non solo, perché è vero che da lunedì riaprirà le scuole elementari della regione, non sarà possibile spostarsi tra le cinque province della Campania, se non per motivi di lavoro, sanitari, scolastici, socio-assistenziali, approvvigionamento di beni essenziali. Con tanto di ritorno in campo della famigerata (e temuta) autocertificazione. A Roma non l’avranno presa bene.

Perché, a poco a poco, anche altri colleghi hanno deciso di seguire l’esempio e avvalersi della facoltà di varare misure più restrittive. Un esempio su tutti è la Lombardia, che ha chiesto e ottenuto il coprifuoco dalle 23 alle 5, fino al prossimo 13 novembre, nonostante Matteo Salvini non ne sia totalmente convinto da chiedere un confronto con il presidente, Attilio Fontana. Non si torna indietro, però, fanno sapere dalla Regione, che ha ottenuto anche il via libera del ministro della Salute, Roberto Speranza. Che continua a lanciare appelli per evitare un lockdown generalizzato: “Lavoriamo giorno e notte per evitarlo. Oggi abbiamo ancora margine per piegare la curva senza decisioni drastiche, ma serve l’aiuto di tutti”.

Anche il Piemonte vira diretto verso una stretta. Il governatore Alberto Cirio, infatti, annuncia la Dad al 50% per le scuole superiori, da lunedì, e la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana. Un segnale importante in una fase in cui le contromosse di Roma per arginare i contagi di Coronavirus non sembrano convincere più di tanto. Eppure il governo ha già cambiato alcuni punti dell’ultimo Dpcm, come quello che assegnava ai sindaci il compito di chiudere strade e piazze a rischio assembramento. Il passo indietro è arrivato dopo un dialogo molto intenso tra il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, e Giuseppe Conte. Il premier è consapevole che la situazione può facilmente sfuggire di mano in una situazione difficile come quella che il nostro Paese si trova a vivere, infatti corre ai ripari con quello che sembra un vero e proprio appello alle Regioni e ai sindaci: “In queste ore si stanno decidendo delle misure restrittive ma localizzate, bisogna entrare nella prospettiva che possono essere decise a livello territoriale, ma raccomandiamo di mantenere un coordinamento nazionale e una costante collaborazione, in particolare con il ministro della Salute”.

Invito raccolto subito da Giovanni Toti in Liguria che, dopo aver sentito Speranza, ha scelto di firmare un’ordinanza che da lunedì attiverà la didattica a distanza “per tutti gli alunni delle superiori, ad esclusione della prima superiore, per almeno un 50% degli studenti”. Ovvero, nel pieno dell’autonomia della scuola, chiediamo che ruotino tra didattica a distanza e didattica in presenza”. Inoltre, nello stesso documento c’è il divieto totale di assembramento nell’intera Regione. Questo vuol dire che si può “uscire di casa, andare al lavoro, al ristorante e a fare gli acquisti, ma è vietato stazionare, assembrarsi, fermarsi all’aperto in gruppi, perché può comportare situazioni di reale rischio”, spiega il governatore

In uno scenario simile, al capo del governo saranno suonate come musica le parole di Stefano Bonaccini: Non ci saranno lockdown nemmeno in Emilia Romagna. Il presidente invita, però, a essere “sempre pronti in ogni momento ad assumere decisioni che vadano a ridurre l’impatto epidemiologico”. Ma nessun ‘lucchetto’, per ora: “Altrimenti rischiamo una pandemia economica”. Ultima postilla va dedicata al Viminale, che ha inviato una circolare ai prefetti per chiarire le norme dell’ultimo Dpcm. Le chiusure di strade e piazze a rischio assembramenti avverrà con ordinanze dei sindaci ma dopo un confronto proprio con i rappresentanti territoriali del governo. E se le Regioni stringeranno ancora di più la cinghia, dal ministero dell’Interno arriveranno nuove indicazioni.