Abbiamo a che fare con le dietrologie incrociate sulle quali disserta frequentemente il Manette Daily alias Cappio Quotidiano. «Bologna, strage crocevia di due storie criminali» è il titolo dell’ultimo articolo sul tema. Le due storie legate tra loro dalla chiusura indagine sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 sono il crac del Banco Ambrosiano e il sequestro Moro. E con pezze di appoggio da far tremare i polsi e accapponare la pelle: «Sia i soldi mancanti della bancarotta dell’Ambrosiano sia il brigatista Alessio Casimirri che non ha scontato un giorno di carcere negli stessi anni trovarono il loro “paradiso sicuro” in Nicaragua».

Un paese del quale il figlio di Licio Gelli (condannato sia per il crac sia per il depistaggio sulla strage) è da anni ambasciatore prima in Uruguay e poi in Canada. E solo oggi sappiamo, è la tesi del Fatto, perché esiste un documento desecretato dal governo nel 2014, che Tullio Olivetti, proprietario dell’insolito caffè di via Fani a lungo copertura di un grosso traffico di armi con mafia terrorismo interno e internazionale, era presente nel capoluogo emiliano il giorno della strage della stazione, ma non fu mai interrogato. Da sempre i dietrologi di mezzo mondo favoleggiano di questo famoso bar Olivetti raccontando che ci andavano i mafiosi a far colazione perché aveva i migliori maritozzi della capitale. “L’insolito caffè di via Fani”, comunque, la mattina del 16 marzo del 1978, come è stato infinitamente accertato, era chiuso…

Ma i cultori del mistero legato al bar Olivetti non demordono. Sul caso Moro tutto vale, anche la panna dei maritozzi. Se l’informazione si è ridotta a questo non può meravigliare che chiedendo ai liceali di adesso chi mise la bomba in piazza Fontana arrivi la risposta inevitabile a sto punto: le Brigate Rosse. E ormai le Br sarebbero responsabili anche della strage di Bologna e pure della bancarotta dell’Ambrosiano. Alla confusione sul tema hanno dato un rilevante contributo le commissioni parlamentari di inchiesta sul caso Moro che tra l’altro ascoltarono, dandogli dignità di oracolo, Raimondo Etro “pentito” e dietrologo acquisito, balzato recentemente agli onori della cronaca perché cacciato dallo studio tv di Giletti.

Un paese che rifiuta di fare i conti con il tentativo di rivoluzione fallito a cavallo degli anni 70 e 80 non può che continuare a dare spazio a una dietrologia troppo interessata a nascondere la verità e di cui la sinistra appare più responsabile di altre fazioni politiche. Insomma a sinistra non hanno ancora digerito che in pieno sequestro Moro, Rossana Rossanda gridò in faccia al Pci che le Brigate Rosse erano comuniste con due famosi articoli sull’album di famiglia. E oggi a sinistra si sollazzano leggendo il Manette Daily.