Niente Dad con un positivo in classe con il premier Mario Draghi che boccia la circolare del ministero della Salute guidato da Roberto Speranza. Dopo una giornata confusionaria, arriva la doppia giravolta del Governo che chiude, si spera definitivamente, al ritorno alla didattica a distanza in caso di presenza in classe di un solo alunno contagiato, garantendo allo stesso tempo una intensificazione dei tamponi nelle scuole “al fine di potenziare il tracciamento del Covid”. Una precisazione che arriva nel tardo pomeriggio di martedì 30 novembre da parte di Palazzo Chigi dopo un ulteriore vertice con il Comitato Tecnico Scientifico e con il commissario straordinario Francesco Figliuolo che ha assicurato che “intensificherà le attività di testing nelle scuole” per “garantire la partecipazione in presenza e lo svolgimento delle lezioni a scuola in assoluta sicurezza è una priorità del Governo”.

Un chiarimento doveroso che mette a tacere i rumors sull’eventuale sospensione del protocollo firmato soltanto il 3 novembre scorso da Regioni e Istituto Superiore di Sanità, la regola che permetteva di non entrare più in Dad, didattica a distanza, con un solo positivo per classe. Il riferimento era a una circolare firmata dal direttore generale della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, non ancora pubblicata ma anticipata stamani da La Stampa, che prevedeva infatti che “qualora le autorità sanitarie siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente”, “il dirigente scolastico, venuto a conoscenza di un caso confermato nella propria scuola, è autorizzato, in via eccezionale e urgente, a disporre la didattica a distanza per l’intero gruppo”.

“Solo chi va in isolamento farà didattica a distanza, la classe continuerà in presenza”. Questo il contenuto di una nota esplicativa di chiarimento a firma del ministero della Salute e del ministero dell’Istruzione che supera la circolare emanata ieri. Nello specifico la didattica a distanza scatterà, quindi, con un solo positivo in classe per i bambini fino a sei anni, con due positivi per gli alunni da 6 a 12 anni e dai 12 in poi si andrà in Dad se i casi positivi sono almeno tre. Per gli studenti che possono vaccinarsi le regole restano dunque quelle attuali.

La circolare firmata lunedì sera prendeva atto del peggioramento del quadro dell’epidemia, con “un aumento rapido e generalizzato del numero di nuovi casi di infezione da covid-19, anche in età scolare”, con una incidenza settimanale in crescita e pari a 125 per 100.000 abitanti, “valore ben lontano dal quello ottimale di 50 per 100.000, utile per un corretto tracciamento dei casi”. I due ministeri (Salute e Istruzione) hanno quindi ritenuto “opportuno sospendere, provvisoriamente, il programma di ‘sorveglianza con testing’ e di considerare la quarantena per tutti i soggetti contatto stretto di una classe/gruppo dove si è verificato anche un singolo caso tra gli studenti e/o personale scolastico”.

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, aveva preso atto della decisione ritenendola “assolutamente prudenziale“, e dovuta “all’aumento dei contagi di tutta la popolazione”, mentre i presidi, per bocca del presidente Anp, Antonello Giannelli, commentavano: “Siamo stati facili Cassandre”. Poi la frenata di Chigi e il Ministero che torna sui suoi passi con un’altra circolare che, in serata, “supera le disposizioni della precedente”.

Il nodo resta quello degli screening scolastici: non è facile tenere sotto controllo bambini che, anche quando positivi al Covid, sono spesso asintomatici. Inoltre il protocollo di ‘sorveglianza’, che prevede una serie di tamponi sui ragazzi per mantenere le classi aperte, si è dimostrato di difficile applicazione in un momento in cui anche i green pass da 48 ore, per i non vaccinati, mettono sotto pressione tutte le strutture deputate al tracciamento, a partire dai drive in.

Redazione