Stefano e Maurizio, due ragazzi provenienti da due poli opposti dell’Italia eppure così vicini da condividere la disabilità e la morte per coronavirus a soli 38 anni divenendo così le due vittime più giovani in Italia. Stefano originario di Manerbio, in provincia di Brescia, era affetto da disabilità e in passato aveva già sofferto di problemi respiratori. Il 38enne è venuto a mancare giovedì 12 marzo dopo essere stato trasportato presso l’Ospedale di Manerbio cinque giorni prima per la presenza di febbre alta e problemi a respirare. Stefano è stato subito sottoposto al tampone che ha confermato la presenza del virus, ma in seguito la sua situazione si è ulteriormente aggravata anche a causa di pregressi problemi di respirazione. Secondo quanto riportano i media locali, Stefano frequentava la Cooperativa Il Gabbiano di Pontevico che assisteva persone disabili. Nel centro all’interno dl gruppo di lavoro un educatore di 51 anni era già risultato positivo al coronavirus, ma è guarito ritornando a casa in buone condizioni. In seguito al contagio la Cooperativa era stata sottoposta a chiusura fino al 6 marzo per poi riaprire, anche se molti genitori dei ragazzi si sono opposti e hanno protestato per tutelare la salute dei propri figli che sono un bersaglio fragile. La provincia di Brescia, dove Stefano è morto, è una delle più colpite in Italia con un picco di contagi che superano i 1.500.

Maurizio invece, sempre 38enne e con disabilità, ma originario di Turi in provincia di Bari è morto da poco a causa di una crisi respiratoria dovuta ad una polmonite. Infatti è risultato positivo al tampone del coronavirus. Come riporta il padre Antonio in un’intervista rilasciata a Repubblica, Maurizio da un po’ di tempo era in dialisi ed era in sedie a rotelle dall’età di 20 anni a causa di un incidente, ma era indipendente e aveva un lavoro. L’uomo racconta che lui e sua moglie non sono ancora a conoscenza di come sia stato contagiato in quanto, secondo la sua ricostruzione, non è stato a contatto con qualcuno che abbia contratto il virus. Lui è un medico, un radiologo molto conosciuto, ed ora insieme a sua moglie è in quarantena. Maurizio lavorava come amministrativo in una Residenza sanitaria per anziani e incontrava ogni giorno molte persone, ma risalire al contagio risulta molto difficile. Antonio racconta che il figlio “agli inizi di marzo ha avuto una febbre strana. Dopo qualche giorno lo abbiamo portato in ospedale al Policlinico di Bari dove è stato ricoverato nel reparto di malattie infettive. Le sue condizioni sono parse subito gravi, respirava a fatica con l’aiuto del casco respiratorio. Poi venerdì è arrivato l’esito del tampone per il Coronavirus ed era positivo. Ci hanno cacciato dal reparto ed è stata l’ultima volta che ho potuto vedere mio figlio”.