Chi era? Cincinnato, ci sembra, quell’austero antico romano richiamato in servizio dalla Repubblica ormai ottuagenario, per prendere in mano le redini dello Stato che andava a catafascio. Certo, ci fu il caso – totalmente politico – del generale Charles De Gaulle che se ne stava in campagna a Colombay Les-Deux-Eglises. E poi il caso di “Riusciranno i nostri eroi a riportare l’amico disperso in Africa” in cui Alberto Sordi va a recuperare nel continente nero Nino Manfredi (Ninì) malgrado lo strazio della tribù di cui era diventato il divo e lo sciamano, che scandiva Ninì-nun-ce-lassà.  Tutto questo per dire che qualcuno pensa di richiamare in patria il nostro Cincinnato-Ninì che è Guido Bertolaso, il numero uno assoluto della Protezione Civile.

Ieri l’ho cercato sul cellulare e lui mi ha risposto per sms: «Sono in Africa, ti richiamo appena posso». Infatti Bertolaso vive in Africa dove salva vite, costruisce ospedali, organizza la sanità: è un grande organizzatore ed è un medico. Oggi l’Italia è in condizioni peggiori – fatte le proporzioni – di quelle cinesi, quanto a virus: considerato che la Cina è circa 30 volte più popolosa dell’Italia, i nostri quattrocento morti per Coronavirus equivarrebbero a 12.000 morti cinesi. Però la Cina non ne ha avuto dodicimila, ma soltanto tremila. Capito quanto siamo avanti? “Better call Bertolaso”, hanno detto gli appassionati della serie Better call Saul: proviamo a chiamare Guido, magari torna.

Noi non vogliamo risolvere la questione dell’epidemia con mano militare (come ha fatto la Cina) ma con le mani di una persona con esperienza e competenza che sappia fare le cose senza belare né abbaiare. Sembra che il primo ad uscire allo scoperto sia stato Matteo Renzi, ma il nome di Bertolaso gira da parecchio da quando il governo si è reso conto non solo di aver fallito, ma anche di avere ministri terrorizzati dalla propria ombra, il ministro della Salute Speranza si è messo al fianco uno scienziato come Walter Riccardi proprio per cominciare a chiudere qualche falla, ma tutti sanno che se si vuole affrontare e vincere una guerra ci vuole un generale. E che se vuoi vincere ci vuole un medico che sia anche uno stratega.  Non sappiamo se davvero lo chiameranno, non sappiamo se il Presidente della Repubblica come qualcuno dice ha chiesto di convocarlo, ma sappiamo che Bertolaso se ne sta in Africa come il Cincinnato e come Ninì-Nun-Ce-Lassà di Manfredi. Sapendo – e non credo sperando – che prima o poi gli avrebbero chiesto di tornare. E questo soltanto perché Bertolaso ha un curriculum unico, è stato massacrato da un’aggressione giudiziaria da cui è suscito vincitore.

Fra le altre sue imprese, aveva fronteggiato un disastro che avrebbe potuto diventare come quello attuale del Covid19, ma non lo diventò grazie a lui. Fu quello della Sars, acronimo inglese che significa “grave crisi respiratoria” di origine virale. La Sars non è una malattia, ma una condizione patologica e chi muore di Covid19, muore in realtà di Sars, cioè di polmonite interstiziale bilaterale. Bertolaso è stato segato, perseguitato, messo alla gogna mediatica e ridotto al silenzio, come sempre accade in Italia dove è il governo-ombra è sempre guidato dal Partito Invidia e Manette Italiano. per quale colpa? Ma è semplicissimo: benché non fosse stato scelto da Silvio Berlusconi che lo trovò già al suo posto, il fondatore di Forza Italia si prese per questo manager con una competenza pari alla sua leadership, una vera cotta.

Gli avrebbe perfino dato il suo partito per metterlo in rianimazione, se Bertolaso avesse accettato. Fu capace di risolvere la mostruosa faccenda della monnezza a Napoli e del terremoto dell’Aquila e fu prontamente accusato di ogni possibile crimine amministrativo, del tutto campato in aria, ma sufficiente per stroncarlo, avvilirlo e metterlo fuori gioco.  È stato direttore della Protezione Civile per nove anni, dal 2001 al 2010 e per due fu Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per affrontare l’emergenza rifiuti. La sua biografia è su Internet, ma ci piace ricordare che questo medico d’avventura e di organizzazione è stato finora l’unica persona capace di mostrare l’anello di congiunzione fra competenza e politica, cosa non soltanto rarissima, ma interdetta. La Protezione civile è oggi nelle mani di personale amministrativo la cui unica capacità è quella di emettere comunicati pompieristici, nascondendo oltre il decente lo stato delle cose, e anzi la verità.

Non avendo alcuna fiducia nell’attuale classe di governo, dubito di veder tornare l’uomo giusto al posto giusto quando ce n’è bisogno. Più probabilmente il partito dell’invidia e delle manette non smetterà di emettere le sue flatulenze avvelenate come ha sempre fatto. Guido Bertolaso è stato assolto da tutte le accuse che lo hanno messo fuori gioco per sette anni dalla pubblica amministrazione, al solo scopo di colpire Berlusconi quando il Cavaliere era il bersaglio grosso.  Nient’altro. E bisogna anche ricordare che Bertolaso, pur avendo avuto l’opportunità di avvalersi della prescrizione e liberarsi dei suoi processi, la rifiutò per avere il piacere di veder riconosciuta la sua innocenza. La sua colpa maggiore è stata quella di aver fatto fare al governo Berlusconi una magnifica figura ai tempi del terremoto dell’Aquila, permettendo al presidente del Consiglio di dare le chiavi di casa a cinquantamila persone in sei mesi, più, una bottiglia di prosecco.

Anni dopo Forza Italia giocò malissimo la possibile candidatura di Bertolaso come sindaco di Roma, una città ormai in preda alle convulsioni, alle voragini, ai gabbiani, alla frustrazione e all’odio. peccato. Fu così che Bertolaso decise di tornare alla sua Africa, ai suoi ospedali, ai bambini malati, ai pozzi di acqua potabile, agli ospedali chiavi in mano. Ieri era ancora lì: «Sono in Africa, ti richiamo». Non mi ha richiamato, dunque c’è anche il caso che non abbia potuto perché sta volando verso la patria ingrata.