«Ci siamo, finalmente ci siamo». In una giornata in cui il Movimento, votando il Mes, ha tenuto le cinture di sicurezza allacciate, l’onorevole Vita MartinciglioM5s in VI commissione Finanze – prende fiato ed esala una boccata di ottimismo. «Dopo settimane incerte, il calendario è chiaro e l’approvazione del riassetto delle accise sarà spedita». E non sarà il solo nodo a essere affrontato: «Certamente è venuto il momento di chiarire i rapporti tra noi e Casaleggio, come ha detto in questi giorni anche il nostro deputato questore D’Uva. I contorni degli ambiti operativi devono essere delineati più chiaramente».

Anche lo strano caso della tassazione scontata per il tabacco riscaldato volge al termine: l’emendamento Martinciglio è pronto. È stato sottoscritto da oltre 70 parlamentari di maggioranza, “segnalato” e sembra particolarmente gradito al governo, che dovrebbe dargli parere favorevole entro settimana prossima. La deputata siciliana che lo ha preparato, rivendica un impegno non nuovo: «Sono Cinque Stelle dall’inizio, e da sempre contraria a fare favori alle industrie del tabacco», ci assicura. Ciò nonostante, un trattamento di favore c’è stato. «E si è basato sull’equivoco, indotto da qualcuno, che il tabacco riscaldato fosse una via d’uscita dalla dipendenza, che disincentivasse il fumo e diminuisse la nocività sulla salute», riassume Martinciglio. La realtà si è incaricata di smentire tutto. «E oggi siamo allineati e coesi per riequilibrare la tassazione, riducendo lo sconto sulle accise in modo graduale, per non danneggiare chi lavora nella filiera». Ci dettaglia: «La riduzione dell’accise per il tabacco riscaldato sarà del 70% per il 2021, del 60% nel 2022 e del 50% nel 2023. Prevediamo un regime che diventerà pieno nel 2023, così da dare al mercato il tempo di attutire il colpo».

L’emendamento è seguito da vicino da quello di Italia Viva, che va nello stesso senso. Potrebbe fugare anche i timori del Ministero dell’Agricoltura e della ministra Bellanova, che ieri ha riunito intorno al convegno “Filiera del tabacco, quale futuro?” alcuni degli attori coinvolti: Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Unitab e Japan Tobacco International Italia. Il settore tabacchicolo è in crisi e dopo un felice periodo di sviluppo, che ha portato a impiegare 40mila lavoratori, registra negli ultimissimi anni una perdita del 92% delle aziende agricole produttrici, la diminuzione del 62% della superficie coltivata e un calo produttivo complessivo del 50%. Il Ministero ha precisato in una nota che quanto aveva dichiarato al nostro giornale dal senatore De Bonis, del gruppo Misto, va corretto: «Non esiste nessun contributo del Mipaaf a nessuna multinazionale del tabacco. Da anni il Ministero dell’Agricoltura, al fine di tutelare i tabacchicoltori e una filiera che occupa migliaia di persone, sottoscrive intese a titolo gratuito con i trasformatori di tabacco, compreso Philip Morris, per impegnarli ad acquistare tabacco in Italia».

L’interessato, sentito dal Riformista, puntualizza: «Non si tratta di aiuti diretti, come erroneamente Coldiretti ha voluto far credere con la comunicazione fuorviante cui ci ha abituati, bensì di contributi di cui beneficia indirettamente l’azienda leader in Italia nella trasformazione del tabacco, attraverso fondi comunitari che arrivano ai produttori (mediante Pac-Agea; Psr regionali). Quantificando a spanne, da alcune verifiche che ho fatto stamattina, stiamo parlando di aiuti per circa 9-15 milioni di euro all’anno su 17.000 ettari di tabacco derivanti dalla Pac e di circa 10 milioni derivanti dai Psr regionali», specifica il senatore De Bonis.

Che rilancia: «Il Ministero rettifichi queste cifre se sono inesatte: il nostro intento è unicamente quello di avere il quadro della situazione chiaro in un settore delicato come quello del tabacco. Infine, ci sono i contributi interprofessionali per i produttori e per i “trasformatori” per ogni campagna, il cui importo è fissato annualmente dall’Organizzazione interprofessionale – che, lo ribadisco, è composta non solo dai produttori ma anche dai trasformatori –. Il Ministero renda noto dunque anche l’importo annuale di queste contribuzioni». Nell’attesa di una risposta, il dicastero agroforestale tuona contro Palazzo Chigi. Italia Viva insiste per la revoca della task force sui fondi del Next generation EU. «Bonetti e Bellanova sono pronte alle dimissioni», fanno sapere.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.